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La serenita’ guida con te.

Sai mamma, un giorno le auto saranno guidate dai satelliti..” diceva un giovanissimo Alberto Roccatano alla madre (incredula), secondo quanto raccontava egli stesso durante la conferenza del 19 maggio scorso a Battaglia Terme. Non so se ripeterà l’aneddoto anche il 16 novembre, quando sarà presente alla fiera di Padova per presentare la sua inchiesta Dalle stragi del 1992 a Mario Monti, ma le sue parole mi sono tornate in mente di recente, assistendo a quanto capitato ad una mia amica di vecchia data, che per l’occasione ribattezzerò Sonia.

Fonte immagine: http://fastdrivinggirls.altervista.org/

Ebbene, qualche settimana fa, Sonia si è vista arrivare in casa un oggetto a prima vista… extraterrestre. No, non un oggetto volante non identificato od un micro-velivolo spaziale con a bordo qualche piccolo essere delle fattezze della creatura di Atacama, ma una mini scatola nera per la sua automobile. L’accessorio, che Sonia non aveva richiesto, è giunto inaspettatamente in compagnia dell’assicuratore di fiducia, che gliel’ha proposto in funzione di uno sconto del 10% sulla sua polizza assicurativa. “Faremo tutto il possibile per venirle incontro” le aveva infatti assicurato l’assicuratore (scusate il gioco di parole, ma cosa può fare un assicuratore se non assicurare, cioè fornire presunte certezze?), per evitare l’aumento della polizza in seguito ad un tamponamento. Nessuna ammaccatura, nessun ferito, forse nemmeno uno striscio, ma prestare l’auto ai figli a volte è ‘pericoloso’, soprattutto quando sfiorano l’auto di chi vuole a tutti i costi, anche in assenza di danni, compilare la constatazione amichevole (giacché non si sa mai che si riesca a recuperare qualcosa truffando l’assicurazione). Fatto sta che Sonia non era stata avvertita del prezzo dello sconto, ma forse non aveva capito che nel Mondo economico, dove la gratuità non esiste, tutto ha un prezzo. “Con questo strumento potrà essere rintracciabile in ogni luogo” – le diceva, mostrandole i cavi con cui agganciare l’aggeggio alla batteria dell’auto – “potrà essere soccorsa e raggiunta in caso di incidente o malore e si potranno verificare in ogni istante la velocità e l’accelerazione della sua auto, per valutare esattamente le dinamiche dei sinistri” (giacché, nel Mondo economico, ci sono sempre sinistri, a cui presentare piccoli e parziali rimedi). La faccia di lui era radiante, come ispirato da una fonte superiore, mentre raccontava i suoi due anni di convivenza con Supereasy, che lo accompagna in ogni spostamento automobilistico. Una compagnia che però a Sonia non piacerebbe, conoscendola, neanche se fosse maschile. “Una volta mi sono fermato a lato di una strada per 10 minuti con l’auto accesa e… mi hanno subito telefonato per chiedermi se mi serviva un carroattrezzi” continua, estasiato, mentre Sonia sta per svenire.
Eh, già, perché oltre al coito interrotto di molti maschi, questo significa controllo totale e monitoraggio pressoché continuo del veicolo, possibile grazie ad un chip RFID (ossia che invia e risponde a segnali in radio-frequenza) contenuto nella black box. Un controllo a distanza che sarà la norma per tutte le auto prodotte a partire dal 2015, in base al decreto sulle liberalizzazioni varato dal governo Monti il 25 gennaio 2012, da estendersi successivamente al restante parco auto nazionale (sempre ammesso che ci sarà ancora qualcuno ad utilizzarla, l’auto, in quella data). Chissà quanto saranno contenti gli automobilisti, quando le autorità potranno identificare un’infrazione di velocità in tempo reale, risparmiando i costi dei dispositivi di rilevamento stradale e del personale in uniforme. Ma già oggi gli autoveicoli prodotti negli ultimi anni sono dotati del sistema di rintracciabilità RFID.

Michael Hastings

Un esempio del loro utilizzo potrebbe riguardare, tristemente, la vicenda di Michael Hastings, raccontata da Tony Gosling su Russia Today. Giornalista investigativo statunitense, Hastings era candidato al premio Pullitzer e la sua inchiesta The runaway general (pubblicata su Rolling Stone del 9 luglio 2010) aveva causato la rimozione dell’allora capo delle forze NATO in Afghanistan, Stanley McChrystal (sostituito poi da David Paetrus). Secondo la moglie, Elise Jordon, Hastings in questi ultimi mesi stava indagando sulla nuova “guerra alla stampa” di John Brennan, nuovo direttore della CIA. Riporta Gosling:

Facendo eco allo scandalo Watergate, Hastings ha espresso la sua convinzione secondo la quale la CIA, con o senza autorizzazione, abbia iniziato a usare sofisticate tecniche militari di guerra psicologica contro i giornalisti e politici della nazione.

Cosa spingesse Hastings a queste considerazioni al momento non ci è noto, perché ha terminato la sua incarnazione il 18 giugno di quest’anno, all’età di 33 anni. La modalità della dipartita la spiega ancora Russia Today:

è morto tra le fiamme nelle prime ore del mattino di martedì 18 giugno 2013 a Los Angeles mentre guidava una Mercedes del 2013. La notte della sua morte era andato a trovare la sua amica, Jordana Thigpen, per chiederle di prestargli la sua Volvo, poiché credeva che la sua Mercedes C250 fosse stata manomessa.
Anche l’ex coordinatore statunitense per la sicurezza, la protezione delle infrastrutture e il terrorismo, Richard Clarke, ha avuto delle considerazioni nel dire che un tale incidente stradale era coerente con un attacco informatico all’auto. Si crede che, come gli infarti, questi incidenti ai freni a Boston siano i preferiti dal crimine organizzato e dai servizi di intelligence, dal momento che sono così facili da spacciare come “incidenti sfortunati”. 
Il nostro sistema giudiziario, la polizia e i nostri giornalisti investigativi non sono capaci di capire la tecnologia complessa, sensibile all’andamento del commercio, per non parlare della raccolta di prove, sufficienti da poter decidere se questi eventi disastrosi siano incidenti…o assassini.

Solo sospetti ed ipotesi di complotto, diranno alcuni, e magari può essere così.
Ma siamo sicuri che il sistema computerizzato di un veicolo non possa essere realmente utilizzato da terzi in questo modo? Una risposta a questa domanda ce la fornisce l’esperienza raccontata da Andy Greenberg su Forbes (nota rivista complottista che farebbe venir la pelle d’oca a Nexus), che ha vissuto sulla sua pelle il tentativo (pienamente riuscito) di hackerare il sistema computerizzato della Toyota Prius di cui era alla guida. Un esperimento, che è stato condotto da Charlie Miller e Chris Valsek, esperti informatici e hacker professionisti, proprio mentre erano seduti sui sedili posteriori del veicolo (del 2010) guidato da Greenberg, e che ha fatto vincere ai due gli 80mila dollari messi in palio dalla DARPA per chi fosse riuscito a compromettere il sistema informatico di guida di un autoveicolo per guidarlo a distanza. L’esperienza descritta dal giornalista di Forbes non è stata piacevole: il sistema GPS compromesso, le cinture che si ristringevano da sole, mentre i freni e persino il clackson funzionavano autonomamente, sul cruscotto l’indicatore di velocità ed il contachilometri andavano in tilt ed il servosterzo non rispondeva più ai comandi…
Ma tutto è finito bene, in fin dei conti si trattava di un gioco condotto dai due pirati informatici seduti dietro al guidatore, però… se si volesse sabotare a distanza l’auto altrui mentre questi la sta guidando, come la signora Hastings sospetta sia accaduto al marito? E come forse può essere successo a Jorge Haider, l’11 ottobre di cinque anni fa (vedi questo articolo scritto all’epoca da Tom Bosco)?
L’esperimento di Miller e Chris è stato possibile grazie al sistema Safety Connect di Toyota, con il quale tutti i veicoli di nuova generazione prodotti dalla casa giapponese sono sempre collegati in remoto. Ma lo stesso vale per Remote Link utilizzato dal sistema On Star della General Motors o per SYNC della Ford, che permette addirittura di segnalare un guasto, un malore o qualsiasi emergenza tramite un comando vocale: la versione più tecnologica di un angelo custode, viene definito sul sito dell’azienda statunitense.

Il controllo tramite la connessione remota si estende definitivamente quindi anche alle automobili, oltre che ai gadget informatici, ai telefoni cellulari, ai videogiochi (come la nuova Xbox One, addirittura dotata di una tecnologia di riconoscimento visivo attiva 24/24) e alle case automatizzate (smart houses), dove non devi più far la ‘fatica’ di alzare una persiana o trovare il riscaldamento spento dopo una giornata intera di lavoro (Padron Mercato ci tiene ai suoi schiavi, perbacco!). Si realizza così il sogno di Google di automobili che si guidano da sole… o meglio, guidate dai satelliti… come aveva previsto il piccolo Alberto (precisiamo che Google ha anche proposto microchip tatuabili sulla pelle umana come strumento identificativo e attualmente si sta prodigando per la diffusione dell’Internet senza fili in Africa). “Meno il conducente è coinvolto, più alta è la possibilità di riuscita delle interferenze esterne”, spiega a Forbes Thilo Koswoski, analista della Gartner, società che offre consulenze tecnologiche alle aziende produttrici. Viene da chiedersi, allora, se il problema non si presenterà anche per automobili d’avanguardia come la Tesla (a cui abbiamo dedicato la copertina dell’ultimo PuntoZero), dove persino la riparazione del veicolo può essere eseguita in remoto tramite la rete.

Alla luce di quanto sopra, si comprenderà come lo scandalo sollevato dalle rivelazioni di Edward Snowden, utilissimo a smascherare il vero volto del potere agli occhi dell’opinione pubblica, risulti la punta di un iceberg rispetto alla Matrix in cui viviamo. Il problema, infatti, non è soltanto la privatezza dei nostri dati e la violazione possibile della nostra intimità, ma soprattutto l’utilizzo dei sistemi tecnologici come arma contro le persone stesse, a loro insaputa.
Chi legge Nexus sin dall’inizio forse ricorderà un articolo pubblicato sulla nostra rivista ancora nel ‘lontano’ 1996, in cui si presentavano le prove utilizzate dal cittadino statunitense John St. Clair Akwei per una causa civile contro la NSA (eppure all’epoca il Guardian ed il New York Times esistevano già). Ciò che ne emerge è l’utilizzo dei mezzi tecnologici in un modo impensabile per l’uomo medio, ai fini di un controllo capillare sulla vita degli individui, messo in atto appositamente per evitare che qualche pollo all’interno del recinto si accorga di essere tale e tenti di operare per porre fine alla propria ed altrui schiavitù. St. Clair Akwei scrive esplicitamente di singoli cittadini occasionalmente soggetti a sorveglianza da parte di personale indipendente della NSA (vi ricordate i sospetti di Hastings?). Infatti:

Il personale della NSA può controllare le vite di centinaia di migliaia di cittadini negli USA, facendo uso della rete di spionaggio interno e delle attività di copertura. Le operazioni condotte in modo indipendente da queste persone possono talvolta oltrepassare i limiti della legge, ed è possibile che si verifichi un controllo ed un sabotaggio a lungo termine di decine di migliaia di ignari cittadini. Il DOMINT [Domestic Intelligence, ndr] della NSA ha la capacità di assassinare di nascosto cittadini americani, nonché di condurre operazioni di controllo psicologico occulto per fare in modo che ad un soggetto venga diagnosticata una malattia mentale.

Lo stesso intento può, a maggior ragione, esprimersi attraverso tecnologie di utilizzo comune, come si è visto per le automobili. Infatti, come se non bastassero i programmi-spia presenti su tutti gli elaboratori (computer per i non italofoni) che utilizzino un sistema operativo proprietario (in particolare Windows), in grado di comunicare dati al produttore senza la connessione ad Internet, l’ormai famosa NSA sembrerebbe avere anche la possibilità concreta di interferire direttamente con lo strumento utilizzato. Infatti, la rete di sorveglianza dell’agenzia per la sicurezza statunitense…

si basa su dei congegni a composizione cellulare che possono controllare l’intero spettro EMF [cioè delle frequenze elettromagnetiche, ndr]; questo equipaggiamento è stato sviluppato, attuato e tenuto segreto nello stesso modo in cui lo sono stati altri programmi elettronici a scopi bellici.

Addirittura, scopriamo che la NSA è in grado di interferire a distanza con i singoli elaboratori informatici attraverso il programma di Spionaggio dei Segnali (SIGINT) da questi emessi, senza il collegamento ad Internet. La National Security Agency

tiene sotto controllo tutti i PC ed altri computer venduti negli USA, e questo costituisce parte integrante della Rete di Spionaggio Interno. Le attrezzature EMF della NSA si possono sintonizzare sulle emissioni RF (radiofrequenze) derivanti dai circuiti elettronici dei personal computer (scartando nel contempo le emissioni dei monitor e degli impianti elettrici); le emissioni RF dei circuiti dei PC contengono informazioni digitali presenti nel computer stesso e le onde RF codificate dalle apparecchiature della NSA possono mandare in risonanza i circuiti dei PC, ed in questo modo sostituirvi i dati. Così la NSA può ottenere accesso senza cavi sullo stile dei modem, in tutti i computer del paese, per la sorveglianza o per l’elettronica militare anti-terrorismo.

Ciò prefigurava, ancora diciott’anni fa, la possibilità di modificare od eliminare il contenuto di documenti presenti nei vostri elaboratori, senza nemmeno che siate connessi alla rete.
Oggi questo sistema di controllo orwelliano viene giustificato con la ‘necessaria’ lotta al ‘terrorismo’, ma all’epoca si era ancora lontani dal clima post-11 Settembre e dal Patriot Act. Lo stesso Dipartimento della Giustizia USA, in un documento rilasciato il 9 agosto e menzionato dal Fatto Quotidiano del 12 agosto, afferma che il controllo della NSA e delle altre agenzie di intelligence riguarda

ampi volumi di dati in circostanze in cui è necessario farlo per identificare un numero di informazioni molto più ristretto.

Spiare tutti, quindi, per poter individuare tra i metadati forniti quelli veramente rilevanti.
Ma qual è, allora, il genere di informazioni che, in numero più ristretto, è assolutamente necessario monitorare? Secondo l’amministrazione Obama, si tratta di informazioni che compromettono la sicurezza nazionale (da notare che anche la violazione del diritto d’autore è considerato un atto ‘terroristico’ negli States), come se i presunti terroristi comunicassero tra loro attraverso i mezzi informatici. E se invece i nemici della nazione fossero coloro che stanno eseguendo ricerche ‘scomode’, utili a svelare il funzionamento della Matrix? Se, ad esempio, l’attività di un giornalista in odore di indipendenza intellettuale e capacità professionale fosse monitorata a distanza dall’intelligence statunitense (e non solo), fino a giungere ad incidenti sospetti come quello subito da Hastings? In tal caso, le parole del Dipartimento di Giustizia USA sembrano quasi una confessione.

Ma forse, la vera domanda da porsi dovrebbe essere: cosa ci spinge a continuare ad alimentare questa Matrix? Sonia alla fine ha scelto di non lasciarsi sedurre dall’offerta di un risparmio di denaro in cambio della propria libertà (e non solo). E anche se il motto di Supereasy è “la serenità guida con te”, la mia amica ha scelto una serenità come condizione interiore, che dipende unicamente dall’individuo e solo all’interno di esso può essere coltivata e fatta fiorire, anziché una serenità fittizia, concepita come assenza (temporanea) di preoccupazioni esterne. Una serenità apparente che in realtà si configura, in questo Mondo economico, come sottomissione totale ad Ahrimane e ai servitori del suo volere. Firmiamo una limitazione alla nostra libertà in cambio di una (apparente) convenienza monetaria nell’immediato, facciamo incidenti perché distratti dai mille impegni e preoccupazioni, siamo di fretta perché il tempo è denaro e per averlo dobbiamo lavorare, ma anche pagare le tasse… e così milioni di persone, su una scatola di latta (più o meno confortevole, più o meno tecnologica od esteticamente appagante) si riversano sulle strade, in fila per ottenere da Padron Mercato il riconoscimento monetario che permetta loro di sopravvivere… e allora giù colate di cemento, strade, autostrade, tangenziali, sopraelevate, svincoli, perché non si sa mai che possa rimanere ancora terra disponibile quando gli umani si accorgeranno di non poter mangiare il denaro… il denaro, il denaro e ancora il denaro, le nostre stesse vite si sono trasformate in denaro, un segno positivo o negativo su un estratto conto bancario, niente più e niente meno, e se fallisci sei finito, smarrito, suicidato (Chi muore in Matrix muore anche nel mondo reale, si dice nell’omonimo film del 1999). E pensare che il 98% di questo denaro è immateriale. A che pro, allora, dannarsi per esso, al punto da anteporlo alla nostra stessa Vita?
Proprio l’immaterialità stessa dello strumento di pagamento dovrebbe invece ricordarci la sua natura e funzione, cioè uno strumento, non un fine, o meglio “un mezzo per ottenere quelle comodità che ci rendono piacevole questa avventura che è la vita, non certo l’obiettivo delle nostre esistenze. Io la povertà l’ho conosciuta e l’ho vista, ma i più poveri che ho conosciuto sono quelli così poveri che hanno soltanto i soldi”. Parole del deputato Alessandro Di Battista (M5s) pronunciate alla Camera il 3 ottobre scorso.
Affinché il denaro torni però ad essere l’unità di misura della ricchezza è necessario considerarlo tale dentro di noi, quando ci rapportiamo ad esso. E da questa intima propensione, potranno sorgere proposte sociali in grado di trasmutare la Matrix stessa in una realtà totalmente diversa, dove gli umani possano imparare sin da bambini a vivere ed esprimere la Vita anziché inseguirla.

 

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L’Algeria nel mirino imperialista

Louisa Hanoune (PT) denuncia: “L’Algeria è l’obiettivo… alcune potenze vogliono instaurare la divisione (“Sahelizzazione”) e la disarticolazione di tutti gli Stati della regione del Sahel. La stampa del Marocco informa che il governo nordamericano ha trattato, alcuni mesi fa, l’installazione di una base militare in Marocco, che ha rifiutato. La stampa interna informa che consiglieri USA hanno per mesi inquadrato, organizzato e addestrato i tuareg e altri miliziani nel nord del Mali. Hanno sposato l’avventura di Al Qaeda e del jihadismo che ha prodotto l’intervento militare francese in Mali, con minaccia diretta sul sud della Algeria. Sono gli stessi funzionari USA che armano e finanziano i seguaci della Jihad in Siria. Vogliono destabilizzare il nostro paese! Tutte le forze algerine devono respingere questa minaccia”. Louisa Hanoune ricorda che nel 2003 il presidente Bush annunciò il Piano chiamato Gran Medio Oriente (GOM), ratificato nel 2006 da Condoleeza Rice, per dividere le nazioni dell’area su basi etniche, religiose e comunitarie. Adesso, questi piani si estendono a tutta la regione del Sahel, in primo luogo all’Algeria. Lo Stato algerino si rifiuta di inviare le sue truppe in Mali o di finanziare questa guerra imperialista. Si rifiuta di rivedere le sue decisioni in materia di investimenti stranieri in Algeria: esse sanciscono che qualsiasi investimento straniero non possa superare il 49%, perché il 51% deve essere algerino. Si rifiuta di rivedere la sua opzione per le nazionalizzazioni o il diritto dello Stato algerino ad espropriare. Ribadisce il suo rifiuto a qualsiasi tipo di ingerenza esterna, come a qualsiasi suo intervento all’estero. Sono queste ragioni che hanno indotto gli USA a dislocare in Spagna, con l’autorizzazione del governo Rajoy, una forza di intervento rapido, in previsione di un caos indotto e previsto in Algeria. Nella base di “Moron de La Frontera” (Siviglia) arriveranno almeno 8 aerei militari e 500 militari delle forze speciali USA, con la missione di intervenire in Algeria per destabilizzarla (Europa press – 22 aprile 2013). Perciò Louisa Hanoune lancia un appello al governo algerino, ai partiti, alle Istituzioni del Paese, alle forze armate, ai cittadini, affinché si mobilitino contro la minaccia di intervento straniero. L’appello è rivolto anche alle Istituzioni internazionali poste a tutela del Diritto internazionale e dei popoli. L’esercito di liberazione nazionale algerino (ENL) e il popolo algerino, 50 anni fa per la conquista della indipendenza del Paese, pagarono un durissimo tributo di sangue, con un milione di morti. Questa indipendenza va difesa oggi, per non ritornare in uno stato di colonizzazione e di sfruttamento. La denuncia e l’appello del PT non è affatto isolato, altre fonti denunciano i piani imperialisti nell’area. “Intervento militare straniero in Mali: i mercenari della Nato puntano alla Siria e all’Algeria” (Fenice Europea) e ancora: “Dopo la Siria, tocca all’Algeria attraverso il Mali”. I mercenari e terroristi che hanno sostenuto gli attacchi Nato contro la Libia, dopo la caduta e la uccisione di Gheddafi, sono stati spostati in Siria, per combattere il legittimo governo di Assad, e in Mali (fronte occidentale). La sigla dei mercenari è LIFG (gruppo combattente islamico libico). Da allora si sono verificati una serie di atti terroristici in Algeria, che confina con il Mali a Sud. Questo terrorismo indotto e la conseguente repressione del governo algerino hanno lo scopo di creare caos e conflitti, come solito pretesto per un intervento esterno. Com’è noto, in Algeria si trovano importanti giacimenti di petrolio, gas e carbone; oleodotti e giacimenti minerari. Si tratta di risorse da rapinare e colonizzare, come già in altri paesi dell’area. In preparazione dell’intervento armato, Bruce Riedel (Brookings Institution), già nel 2011 aveva scritto un articolo dal titolo “L’Algeria potrebbe essere la prossima a cadere”, immaginando una destabilizzazione pilotata del Paese nel segno della “primavera araba”, cioè di una sovversione sostenuta dagli USA e dalla Nato e realizzata dai terroristi armati di Al Qaeda. La Nato, ben consapevole delle conseguenze, sta costruendo in Nord Africa e nel Vicino e Medio Oriente dei “califfati” artificiali, sostenendoli a scapito dei popoli raggirati, mentre viene resa perenne una “guerra globale” perpetrata a danno di milioni di vite distrutte, con un costo sociale ed economico incalcolabile. I “combattenti Jihadisti” sono in realtà una nuova “legione straniera” al servizio dell’imperialismo occidentale, come ai tempi del colonialismo ottocentesco.

Fonte: pickline.it

 

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Giorgio Napolitano, traditore del PCI e servo della CIA

Salvatore Tamburro – http://salvatoretamburro.blogspot.it/2013/04/giorgio-napolitano-traditore-del-pci-e.html

Con 738 voti, il 20 aprile 2013, due terzi della casta politica ha votato come Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, confermando al Colle un uomo di 88 anni (che secondo il mandato settennale resterebbe in carica fino a 95 anni…alla faccia del rinnovamento della classe politica).

Ma chi è veramente Giorgio Napolitano?
Egli è un uomo che ha sempre cambiato i suoi ideali all’occorrenza, da sempre servile ai poteri forti americani e filo-israeliani, presente ed ossequioso ovunque ci fosse un potere da servire.

Singolare in termini di contraddizioni il fatto che il 9 maggio 2010 fu premiato con il Premio Dan David (Fondazione israeliana che premia personalità che abbiano espresso ammirazione per Israele e per l’ideologia sionista) con questa motivazione: “…per il suo coraggio e integrità intellettuale che sono stati fondamentali nel guarire le ferite della Guerra Fredda in Europa, così come le cicatrici lasciate in Italia sulla scia del fascismo”; proprio lui che in gioventù militava nei G.U.F. (Gruppi universitari fascisti).
Dopo essersi finto difensore della classe operaia e dell’ideologia comunista ha capito fin da giovane che poteva essere l’uomo giusto al posto giusto: un insider-man, utile agli americani in funzione anti-comunista e per agevolare l’imperialismo americano in Europa ed in Italia.

L’ascesa politica di Napolitano si ebbe nel 1953 quando fu eletto deputato nel PCI e poco più tardi si unirà alla corrente migliorista (interna al PCI) di Giorgio Amendola, uomo liberale, antifascista e massone. Una ideologia, quella dei miglioristi, profondamente anti-marxista che portò Amendola e Napolitano a mettersi al servizio di organizzazioni come l’Istituto di Affari Internazionali di Gianni Agnelli e il Council for Foreign Relations di Rockfeller.

Nel 1975 Napolitano strinse anche relazioni con Antonio Nigro, il quale ottenne grossi finanziamenti dalla Fondazione Rockefeller e dalla Fondazione Ford allo scopo di convincere i comunisti ad attraversare un lungo processo di democratizzazione (leggasi “americanizzazione”).
Napolitano ebbe diversi incontri anche con Henry Kissinger, considerato l’uomo-ombra del governo americano e il rappresentante politico dell’ideologia basata sul Nuovo Ordine Mondiale. “L’arrivo al potere dei comunisti – si legge in un documento interno del Fco – costituirebbe un forte colpo psicologico per l’Occidente. L’impegno Usa verso l’Europa finirebbe per indebolirsi, potrebbero così sorgere tensioni gravi fra gli americani e i membri europei della Nato su come trattare gli italiani”. A Londra Henri Kissinger discutendo la situazione italiana con il nuovo Ministro degli Esteri inglese Antony Crosland fa delle rivelazioni sconvolgenti: “La questione dell’obbedienza del PCI a Mosca è secondaria. Per la coesione dell’occidente i comunisti come Berlinguer sono più pericolosi del portoghese Cunhal”.

Nel 1978 Napolitano, su invito del neo-conservatore americano, Joseph La Palombara, è ospite del Council on Foreign Relations (organizzazione che si occupa di strategie globali per conto di importanti famiglie di banchieri come i Rockefeller, i Rothschild e i Morgan) e lì dichiarerà fedeltà alla N.A.T.O. .
Bisognava adesso dare il colpo di grazia al PCI: fu nel 1980 che si posero le basi per una delle operazioni più importanti della CIA: lo stratega Duane Clarridge dà inizio all’operazione chiamata “soluzione finale” e da lui definita “una delle operazione più azzardate della sua carriera: un accordo segreto tra la CIA e il PCI”. Attraverso azioni non violente, ad esempio creando una equipe di tecnici neo-liberisti all’interno di un partito “non allineato” all’ideologia capitalista americana, la CIA riuscì a penetrare nella gestione del PCI. Il cerchio si era finalmente chiuso: alla morte di Enrico Berlinguer nel 1984, come segretario del PCI venne eletto Alessandro Natta ma Napolitano, forte della protezione degli Usa, da lì a poco avrebbe dato il colpo di grazia al partito.

Qualora gli ultimi trent’anni di storia politica non bastassero a rappresentare Napolitano come traditore del PCI, nonchè uomo al servizio dell’imperialismo americano e del potere filo-bancario, ricorderei le recenti manomissioni di alcuni importantissimi articoli della Costituzione, manomissioni da lui avallate e controfirmate, tra tutte l’articolo 81 della Costituzione che il 18 aprile 2012 ha introdotto il pareggio di bilancio, obbligando di fatto lo Stato alla schiavitù delle politiche di austerità, tanto care all’imperialismo-capitalistico americano ed europeista, il tutto secondo i piani dell’ideologia mondialista, rendendo al tempo stesso le teorie keynesiane (basate, invece, su una politica monetaria espansiva che darebbe slancio all’economia) di fatto incostituzionali.

Attraverso la complicità di personaggi come Napolitano, Monti e probabilmente anche Amato al governo italiano l’imperialismo americano potrà continuare ad dominare indisturbato sulla politica e sull’economia nazionale, portando avanti tutti gli obiettivi previsti nella scaletta mondialista: accentramento dei poteri nelle mani di organizzazioni sovranazionali (unione politica europea, B.C.E., F.M.I., W.T.O.) non elette democraticamente da alcun cittadino; politiche basate sull’austerità che stanno conducendo alla recessione economica; drastico aumento della disoccupazione; impoverimento delle classi sociali, riduzione delle nascite e, quindi, riduzione della popolazione

 

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