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La serenita’ guida con te.

Sai mamma, un giorno le auto saranno guidate dai satelliti..” diceva un giovanissimo Alberto Roccatano alla madre (incredula), secondo quanto raccontava egli stesso durante la conferenza del 19 maggio scorso a Battaglia Terme. Non so se ripeterà l’aneddoto anche il 16 novembre, quando sarà presente alla fiera di Padova per presentare la sua inchiesta Dalle stragi del 1992 a Mario Monti, ma le sue parole mi sono tornate in mente di recente, assistendo a quanto capitato ad una mia amica di vecchia data, che per l’occasione ribattezzerò Sonia.

Fonte immagine: http://fastdrivinggirls.altervista.org/

Ebbene, qualche settimana fa, Sonia si è vista arrivare in casa un oggetto a prima vista… extraterrestre. No, non un oggetto volante non identificato od un micro-velivolo spaziale con a bordo qualche piccolo essere delle fattezze della creatura di Atacama, ma una mini scatola nera per la sua automobile. L’accessorio, che Sonia non aveva richiesto, è giunto inaspettatamente in compagnia dell’assicuratore di fiducia, che gliel’ha proposto in funzione di uno sconto del 10% sulla sua polizza assicurativa. “Faremo tutto il possibile per venirle incontro” le aveva infatti assicurato l’assicuratore (scusate il gioco di parole, ma cosa può fare un assicuratore se non assicurare, cioè fornire presunte certezze?), per evitare l’aumento della polizza in seguito ad un tamponamento. Nessuna ammaccatura, nessun ferito, forse nemmeno uno striscio, ma prestare l’auto ai figli a volte è ‘pericoloso’, soprattutto quando sfiorano l’auto di chi vuole a tutti i costi, anche in assenza di danni, compilare la constatazione amichevole (giacché non si sa mai che si riesca a recuperare qualcosa truffando l’assicurazione). Fatto sta che Sonia non era stata avvertita del prezzo dello sconto, ma forse non aveva capito che nel Mondo economico, dove la gratuità non esiste, tutto ha un prezzo. “Con questo strumento potrà essere rintracciabile in ogni luogo” – le diceva, mostrandole i cavi con cui agganciare l’aggeggio alla batteria dell’auto – “potrà essere soccorsa e raggiunta in caso di incidente o malore e si potranno verificare in ogni istante la velocità e l’accelerazione della sua auto, per valutare esattamente le dinamiche dei sinistri” (giacché, nel Mondo economico, ci sono sempre sinistri, a cui presentare piccoli e parziali rimedi). La faccia di lui era radiante, come ispirato da una fonte superiore, mentre raccontava i suoi due anni di convivenza con Supereasy, che lo accompagna in ogni spostamento automobilistico. Una compagnia che però a Sonia non piacerebbe, conoscendola, neanche se fosse maschile. “Una volta mi sono fermato a lato di una strada per 10 minuti con l’auto accesa e… mi hanno subito telefonato per chiedermi se mi serviva un carroattrezzi” continua, estasiato, mentre Sonia sta per svenire.
Eh, già, perché oltre al coito interrotto di molti maschi, questo significa controllo totale e monitoraggio pressoché continuo del veicolo, possibile grazie ad un chip RFID (ossia che invia e risponde a segnali in radio-frequenza) contenuto nella black box. Un controllo a distanza che sarà la norma per tutte le auto prodotte a partire dal 2015, in base al decreto sulle liberalizzazioni varato dal governo Monti il 25 gennaio 2012, da estendersi successivamente al restante parco auto nazionale (sempre ammesso che ci sarà ancora qualcuno ad utilizzarla, l’auto, in quella data). Chissà quanto saranno contenti gli automobilisti, quando le autorità potranno identificare un’infrazione di velocità in tempo reale, risparmiando i costi dei dispositivi di rilevamento stradale e del personale in uniforme. Ma già oggi gli autoveicoli prodotti negli ultimi anni sono dotati del sistema di rintracciabilità RFID.

Michael Hastings

Un esempio del loro utilizzo potrebbe riguardare, tristemente, la vicenda di Michael Hastings, raccontata da Tony Gosling su Russia Today. Giornalista investigativo statunitense, Hastings era candidato al premio Pullitzer e la sua inchiesta The runaway general (pubblicata su Rolling Stone del 9 luglio 2010) aveva causato la rimozione dell’allora capo delle forze NATO in Afghanistan, Stanley McChrystal (sostituito poi da David Paetrus). Secondo la moglie, Elise Jordon, Hastings in questi ultimi mesi stava indagando sulla nuova “guerra alla stampa” di John Brennan, nuovo direttore della CIA. Riporta Gosling:

Facendo eco allo scandalo Watergate, Hastings ha espresso la sua convinzione secondo la quale la CIA, con o senza autorizzazione, abbia iniziato a usare sofisticate tecniche militari di guerra psicologica contro i giornalisti e politici della nazione.

Cosa spingesse Hastings a queste considerazioni al momento non ci è noto, perché ha terminato la sua incarnazione il 18 giugno di quest’anno, all’età di 33 anni. La modalità della dipartita la spiega ancora Russia Today:

è morto tra le fiamme nelle prime ore del mattino di martedì 18 giugno 2013 a Los Angeles mentre guidava una Mercedes del 2013. La notte della sua morte era andato a trovare la sua amica, Jordana Thigpen, per chiederle di prestargli la sua Volvo, poiché credeva che la sua Mercedes C250 fosse stata manomessa.
Anche l’ex coordinatore statunitense per la sicurezza, la protezione delle infrastrutture e il terrorismo, Richard Clarke, ha avuto delle considerazioni nel dire che un tale incidente stradale era coerente con un attacco informatico all’auto. Si crede che, come gli infarti, questi incidenti ai freni a Boston siano i preferiti dal crimine organizzato e dai servizi di intelligence, dal momento che sono così facili da spacciare come “incidenti sfortunati”. 
Il nostro sistema giudiziario, la polizia e i nostri giornalisti investigativi non sono capaci di capire la tecnologia complessa, sensibile all’andamento del commercio, per non parlare della raccolta di prove, sufficienti da poter decidere se questi eventi disastrosi siano incidenti…o assassini.

Solo sospetti ed ipotesi di complotto, diranno alcuni, e magari può essere così.
Ma siamo sicuri che il sistema computerizzato di un veicolo non possa essere realmente utilizzato da terzi in questo modo? Una risposta a questa domanda ce la fornisce l’esperienza raccontata da Andy Greenberg su Forbes (nota rivista complottista che farebbe venir la pelle d’oca a Nexus), che ha vissuto sulla sua pelle il tentativo (pienamente riuscito) di hackerare il sistema computerizzato della Toyota Prius di cui era alla guida. Un esperimento, che è stato condotto da Charlie Miller e Chris Valsek, esperti informatici e hacker professionisti, proprio mentre erano seduti sui sedili posteriori del veicolo (del 2010) guidato da Greenberg, e che ha fatto vincere ai due gli 80mila dollari messi in palio dalla DARPA per chi fosse riuscito a compromettere il sistema informatico di guida di un autoveicolo per guidarlo a distanza. L’esperienza descritta dal giornalista di Forbes non è stata piacevole: il sistema GPS compromesso, le cinture che si ristringevano da sole, mentre i freni e persino il clackson funzionavano autonomamente, sul cruscotto l’indicatore di velocità ed il contachilometri andavano in tilt ed il servosterzo non rispondeva più ai comandi…
Ma tutto è finito bene, in fin dei conti si trattava di un gioco condotto dai due pirati informatici seduti dietro al guidatore, però… se si volesse sabotare a distanza l’auto altrui mentre questi la sta guidando, come la signora Hastings sospetta sia accaduto al marito? E come forse può essere successo a Jorge Haider, l’11 ottobre di cinque anni fa (vedi questo articolo scritto all’epoca da Tom Bosco)?
L’esperimento di Miller e Chris è stato possibile grazie al sistema Safety Connect di Toyota, con il quale tutti i veicoli di nuova generazione prodotti dalla casa giapponese sono sempre collegati in remoto. Ma lo stesso vale per Remote Link utilizzato dal sistema On Star della General Motors o per SYNC della Ford, che permette addirittura di segnalare un guasto, un malore o qualsiasi emergenza tramite un comando vocale: la versione più tecnologica di un angelo custode, viene definito sul sito dell’azienda statunitense.

Il controllo tramite la connessione remota si estende definitivamente quindi anche alle automobili, oltre che ai gadget informatici, ai telefoni cellulari, ai videogiochi (come la nuova Xbox One, addirittura dotata di una tecnologia di riconoscimento visivo attiva 24/24) e alle case automatizzate (smart houses), dove non devi più far la ‘fatica’ di alzare una persiana o trovare il riscaldamento spento dopo una giornata intera di lavoro (Padron Mercato ci tiene ai suoi schiavi, perbacco!). Si realizza così il sogno di Google di automobili che si guidano da sole… o meglio, guidate dai satelliti… come aveva previsto il piccolo Alberto (precisiamo che Google ha anche proposto microchip tatuabili sulla pelle umana come strumento identificativo e attualmente si sta prodigando per la diffusione dell’Internet senza fili in Africa). “Meno il conducente è coinvolto, più alta è la possibilità di riuscita delle interferenze esterne”, spiega a Forbes Thilo Koswoski, analista della Gartner, società che offre consulenze tecnologiche alle aziende produttrici. Viene da chiedersi, allora, se il problema non si presenterà anche per automobili d’avanguardia come la Tesla (a cui abbiamo dedicato la copertina dell’ultimo PuntoZero), dove persino la riparazione del veicolo può essere eseguita in remoto tramite la rete.

Alla luce di quanto sopra, si comprenderà come lo scandalo sollevato dalle rivelazioni di Edward Snowden, utilissimo a smascherare il vero volto del potere agli occhi dell’opinione pubblica, risulti la punta di un iceberg rispetto alla Matrix in cui viviamo. Il problema, infatti, non è soltanto la privatezza dei nostri dati e la violazione possibile della nostra intimità, ma soprattutto l’utilizzo dei sistemi tecnologici come arma contro le persone stesse, a loro insaputa.
Chi legge Nexus sin dall’inizio forse ricorderà un articolo pubblicato sulla nostra rivista ancora nel ‘lontano’ 1996, in cui si presentavano le prove utilizzate dal cittadino statunitense John St. Clair Akwei per una causa civile contro la NSA (eppure all’epoca il Guardian ed il New York Times esistevano già). Ciò che ne emerge è l’utilizzo dei mezzi tecnologici in un modo impensabile per l’uomo medio, ai fini di un controllo capillare sulla vita degli individui, messo in atto appositamente per evitare che qualche pollo all’interno del recinto si accorga di essere tale e tenti di operare per porre fine alla propria ed altrui schiavitù. St. Clair Akwei scrive esplicitamente di singoli cittadini occasionalmente soggetti a sorveglianza da parte di personale indipendente della NSA (vi ricordate i sospetti di Hastings?). Infatti:

Il personale della NSA può controllare le vite di centinaia di migliaia di cittadini negli USA, facendo uso della rete di spionaggio interno e delle attività di copertura. Le operazioni condotte in modo indipendente da queste persone possono talvolta oltrepassare i limiti della legge, ed è possibile che si verifichi un controllo ed un sabotaggio a lungo termine di decine di migliaia di ignari cittadini. Il DOMINT [Domestic Intelligence, ndr] della NSA ha la capacità di assassinare di nascosto cittadini americani, nonché di condurre operazioni di controllo psicologico occulto per fare in modo che ad un soggetto venga diagnosticata una malattia mentale.

Lo stesso intento può, a maggior ragione, esprimersi attraverso tecnologie di utilizzo comune, come si è visto per le automobili. Infatti, come se non bastassero i programmi-spia presenti su tutti gli elaboratori (computer per i non italofoni) che utilizzino un sistema operativo proprietario (in particolare Windows), in grado di comunicare dati al produttore senza la connessione ad Internet, l’ormai famosa NSA sembrerebbe avere anche la possibilità concreta di interferire direttamente con lo strumento utilizzato. Infatti, la rete di sorveglianza dell’agenzia per la sicurezza statunitense…

si basa su dei congegni a composizione cellulare che possono controllare l’intero spettro EMF [cioè delle frequenze elettromagnetiche, ndr]; questo equipaggiamento è stato sviluppato, attuato e tenuto segreto nello stesso modo in cui lo sono stati altri programmi elettronici a scopi bellici.

Addirittura, scopriamo che la NSA è in grado di interferire a distanza con i singoli elaboratori informatici attraverso il programma di Spionaggio dei Segnali (SIGINT) da questi emessi, senza il collegamento ad Internet. La National Security Agency

tiene sotto controllo tutti i PC ed altri computer venduti negli USA, e questo costituisce parte integrante della Rete di Spionaggio Interno. Le attrezzature EMF della NSA si possono sintonizzare sulle emissioni RF (radiofrequenze) derivanti dai circuiti elettronici dei personal computer (scartando nel contempo le emissioni dei monitor e degli impianti elettrici); le emissioni RF dei circuiti dei PC contengono informazioni digitali presenti nel computer stesso e le onde RF codificate dalle apparecchiature della NSA possono mandare in risonanza i circuiti dei PC, ed in questo modo sostituirvi i dati. Così la NSA può ottenere accesso senza cavi sullo stile dei modem, in tutti i computer del paese, per la sorveglianza o per l’elettronica militare anti-terrorismo.

Ciò prefigurava, ancora diciott’anni fa, la possibilità di modificare od eliminare il contenuto di documenti presenti nei vostri elaboratori, senza nemmeno che siate connessi alla rete.
Oggi questo sistema di controllo orwelliano viene giustificato con la ‘necessaria’ lotta al ‘terrorismo’, ma all’epoca si era ancora lontani dal clima post-11 Settembre e dal Patriot Act. Lo stesso Dipartimento della Giustizia USA, in un documento rilasciato il 9 agosto e menzionato dal Fatto Quotidiano del 12 agosto, afferma che il controllo della NSA e delle altre agenzie di intelligence riguarda

ampi volumi di dati in circostanze in cui è necessario farlo per identificare un numero di informazioni molto più ristretto.

Spiare tutti, quindi, per poter individuare tra i metadati forniti quelli veramente rilevanti.
Ma qual è, allora, il genere di informazioni che, in numero più ristretto, è assolutamente necessario monitorare? Secondo l’amministrazione Obama, si tratta di informazioni che compromettono la sicurezza nazionale (da notare che anche la violazione del diritto d’autore è considerato un atto ‘terroristico’ negli States), come se i presunti terroristi comunicassero tra loro attraverso i mezzi informatici. E se invece i nemici della nazione fossero coloro che stanno eseguendo ricerche ‘scomode’, utili a svelare il funzionamento della Matrix? Se, ad esempio, l’attività di un giornalista in odore di indipendenza intellettuale e capacità professionale fosse monitorata a distanza dall’intelligence statunitense (e non solo), fino a giungere ad incidenti sospetti come quello subito da Hastings? In tal caso, le parole del Dipartimento di Giustizia USA sembrano quasi una confessione.

Ma forse, la vera domanda da porsi dovrebbe essere: cosa ci spinge a continuare ad alimentare questa Matrix? Sonia alla fine ha scelto di non lasciarsi sedurre dall’offerta di un risparmio di denaro in cambio della propria libertà (e non solo). E anche se il motto di Supereasy è “la serenità guida con te”, la mia amica ha scelto una serenità come condizione interiore, che dipende unicamente dall’individuo e solo all’interno di esso può essere coltivata e fatta fiorire, anziché una serenità fittizia, concepita come assenza (temporanea) di preoccupazioni esterne. Una serenità apparente che in realtà si configura, in questo Mondo economico, come sottomissione totale ad Ahrimane e ai servitori del suo volere. Firmiamo una limitazione alla nostra libertà in cambio di una (apparente) convenienza monetaria nell’immediato, facciamo incidenti perché distratti dai mille impegni e preoccupazioni, siamo di fretta perché il tempo è denaro e per averlo dobbiamo lavorare, ma anche pagare le tasse… e così milioni di persone, su una scatola di latta (più o meno confortevole, più o meno tecnologica od esteticamente appagante) si riversano sulle strade, in fila per ottenere da Padron Mercato il riconoscimento monetario che permetta loro di sopravvivere… e allora giù colate di cemento, strade, autostrade, tangenziali, sopraelevate, svincoli, perché non si sa mai che possa rimanere ancora terra disponibile quando gli umani si accorgeranno di non poter mangiare il denaro… il denaro, il denaro e ancora il denaro, le nostre stesse vite si sono trasformate in denaro, un segno positivo o negativo su un estratto conto bancario, niente più e niente meno, e se fallisci sei finito, smarrito, suicidato (Chi muore in Matrix muore anche nel mondo reale, si dice nell’omonimo film del 1999). E pensare che il 98% di questo denaro è immateriale. A che pro, allora, dannarsi per esso, al punto da anteporlo alla nostra stessa Vita?
Proprio l’immaterialità stessa dello strumento di pagamento dovrebbe invece ricordarci la sua natura e funzione, cioè uno strumento, non un fine, o meglio “un mezzo per ottenere quelle comodità che ci rendono piacevole questa avventura che è la vita, non certo l’obiettivo delle nostre esistenze. Io la povertà l’ho conosciuta e l’ho vista, ma i più poveri che ho conosciuto sono quelli così poveri che hanno soltanto i soldi”. Parole del deputato Alessandro Di Battista (M5s) pronunciate alla Camera il 3 ottobre scorso.
Affinché il denaro torni però ad essere l’unità di misura della ricchezza è necessario considerarlo tale dentro di noi, quando ci rapportiamo ad esso. E da questa intima propensione, potranno sorgere proposte sociali in grado di trasmutare la Matrix stessa in una realtà totalmente diversa, dove gli umani possano imparare sin da bambini a vivere ed esprimere la Vita anziché inseguirla.

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