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Nasce il supermercato per i disoccupati: lavoro in cambio della spesa gratis

Immaginedi Martina Castigliani – www.ilfattoquotidiano.it

Che cosa c’è da mangiare oggi. Le paure del nuovo millennio si chiamano fare la spesa tutti i giorni e riuscire ad arrivare alla fine del mese. L’umiliazione di offrire un piatto vuoto ai figli di ritorno da scuola è il colpo più duro per i nuovi poveri d’Italia, quasi 4 milioni nel 2013. La soluzione l’hanno trovata in Emilia Romagna, a Modena, dove il Centro Servizi per il Volontariato inaugurerà a maggio l’Emporio Portobello, un supermercato per disoccupati e famiglie in difficoltà economica. Circa 450 i nuclei vulnerabili a cui si intende offrire il servizio: scelti in collaborazione con i servizi sociali in base al quoziente Isee, le famiglie avranno a disposizione in maniera totalmente gratuita una tessera e un tot di bollini per fare la spesa nell’arco di un anno. Nessuna carità: dovranno offrire in cambio il proprio lavoro almeno una volta a settimana.

Lo racconta Angelo Morselli, presidente del Centro per il Volontariato e portavoce di un nuovo welfare dove la parola d’ordine è dignità. “L’idea ci è venuta semplicemente ascoltando i problemi dei nostri concittadini. La situazione è allarmante”. Gli ultimi dati sono quelli di Confcommercio che racconta di un paese dove, dal 2006 al 2011, la crisi ha creato 615 nuovi poveri al giorno, a fronte di un tasso di disoccupazione dell’11,7%. Così Emporio Portobello vuole dare risposta ai nuovi poveri, cercando di offrire un’ancora di salvezza. “Crediamo molto in questo progetto – dice Morselli – e vogliamo si mantenga la dimensione dell’acquisto, nessuno regala niente, ma coinvolgiamo le persone in un progetto specifico. Noi vogliamo stringere un patto con gli utenti che accoglieremo nei nostri locali. Ci sono delle condizioni e sarà fondamentale per tutte le parti rispettarle”. La prima regola è essere disposti al cambio di stile di vita. “Portobello sarà composto da tre locali: magazzino, supermercato vero e proprio e un’area di incontro con le associazioni. Intendiamo instaurare con gli utenti un vero dialogo per cercare di assisterli in questa nuova fase di vita. Cambiare lo stile di consumo sarà uno dei primi obiettivi”. E la seconda clausola del patto tra l’Emporio e il cittadino prevede un aiuto concreto: “In cambio chiediamo a chi usufruirà del servizio, di venire almeno una volta a settimana a lavorare come volontario presso la struttura. È il segno concreto che non stiamo facendo nessuna carità, ma cerchiamo di coinvolgere direttamente gli utenti nel percorso di uscita dal disagio”.

A rendere possibile e realizzabile il progetto sono le tante associazioni di volontariato attive sul territorio di Modena e, come ci tiene a sottolineare Morselli, per la prima volta anche laiche. “Siamo abituati a vedere questo tipo di progetti legati solo al mondo del volontariato cattolico, ma in questo caso ci sono anche altre realtà vicine all’associazionismo civico”. Così si va dall’Associazione Porta Aperta Modena, Insieme in quartiere per la città, Arcisolidarietà, Forum delle associazioni familiari della provincia fino all’Associazione Papa Giovanni XXIII e tante altre. Ad essere coinvolta è però tutta la cittadinanza. Sul sito: PortobelloModena.it è possibile dare il proprio contributo. Tante le modalità: si può “donare una spesa”, ovvero fare una donazione di denaro oppure le aziende possono donare direttamente prodotti d’acquisto. Infine c’è un’intensa attività di reclutamento volontari alla voce “dona il tuo tempo”: si cercano studenti o semplici cittadini che per qualche ora a settimana possono dare una mano a gestire la struttura.

“Purtroppo – conclude Morselli – il nuove welfare dovrà passare per forza dal volontariato. Per le famiglie non si tratta più di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, ma nemmeno alla terza settimana. Se mancano i fondi e gli aiuti a livello statale, bisogna che siano i cittadini a rimboccarsi le maniche”. Un’esperienza unica: “All’inizio le nostre ambizioni erano più ridimensionate, ma siamo sommersi di richieste prima ancora di cominciare e stiamo cercando di diventare un punto di coordinamento per la nascita di altre realtà sul territorio. Grazie all’aiuto dei tanti volontari locali abbiamo deciso di accettare la sfida”.

 

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Barilla: Armi in pasta

Filantropia? Hanno la memoria corta, sono allergici alla democrazia, non tollerano la libertà critica, e si atteggiano a padroni del mondo. Insomma, palloni gonfiati che si danno pure arie da “ecologisti”, ma di carta velina.

Questa è la storia di una verità indicibile, anzi di un tabù: la Barilla è di proprietà per una buona fetta di fabbricanti svizzeri di armamenti che hanno sperimentato illegalmente in Italia – per anni – proiettili imbottiti di micidiale uranio impoverito (genotossico e cancerogeno), inquinando il territorio italiano e compromettendo la salute dell’ignara popolazione civile.

Proiettili all’uranio impoverito – foto Gilan

Il marchio italiano non è solo pasta e tarallucci del mulino dorato, bensì una “magica unione” di finanziatori ed alleati, pardon soci con un portafoglio ingombrante di produttori e venditori di armi: ad esempio il micidiale cannone 20 millimetri (Oerlikon) adottato con furore da Hitler e in seguito dai dittatori di mezzo mondo. Anda-Bührle & Barilla: una saga di famiglie d’altri tempi.La Svizzera lava più bianco? Da 34 anni dietro, o meglio dentro, l’azienda parmense, c’è un clan di famigerati produttori elvetici di armamenti, già in affari fiorenti con il nazismo e poi, dispensatori di strumenti di morte nel Terzo mondo.Generazioni e identità accomunate dal senso della produzione e vendita al miglior offerente, ingraziandosi il consenso popolare mediante pubblicità dilagante sui mass media. Occhio, non è tutta d’un pezzo la proprietà: la ditta parmigiana in attività dal 1877 non è quotata in borsa, ma vanta un socio storico imbarazzante. Per dirla con uno spot che addomestica le coscienze: “scopri il mondo di casa Barilla, iscriviti e diventa protagonista”. Detto e fatto: gratta… gratta vai a fondo. L’accordo della serie latina “pecunia non olet”, risale al passato remoto, appena sbianchettato. Infatti, nell’anno 1979 Hortense Bührle (maritata Anda) – figlia del famigerato Emil Georg (al soldo di Hitler) e sorella del criminale Dieter (responsabile della morte in Africa di migliaia e migliaia di innocenti, prevalentemente donne e bambini, come accertato dall’Onu) nonché madre dell’ingegnere Gratian – investe 10 milioni di dollari per acquistare il 15 per cento della nota marca emiliana.La Barilla è a caccia di denaro fresco: ha bisogno di iniezioni in moneta sonante senza andare troppo per il sottile. Hortense(nata il 18 maggio 1926, originaria di Ilsenburg am Harz, ma naturalizzata a Zurigo nel 1937) ha sposato nel 1964 il pianista Géza Anda. Nel 1969 la gentildonna partorisce un figlio di nome Gratian, che in seguito diviene ingegnere elettronico, nonché consulente di direzione della McKinsey. Secondo il Dizionario Storico della Svizzera (Historisches Lexikon der Schweiz, Band, 1, 322) la signora è a tutti gli effetti:

«Coerede e grande azionista del gruppo industriale Bührle, dal 1956 ha fatto parte dei consigli di amministrazione della Oerlikon-Bührle Holding AG, della Bally International AG e della Ihag Holding AG».

Chi sono i Bührle-(Anda)? Scomodiamo a tal proposito, tra le innumerevoli fonti informative ben documentate a disposizione, proprio uno studioso elvetico (mai smentito), ovvero Jean Ziegler che nel 1997 per  Mondadori ha pubblicato il saggio, La Svizzera, l’oro e i morti. Alle pagine 175-179 si legge:
«I fabbricanti d’armi svizzeri furono particolarmente preziosi per Hitler. La Svizzera è leader mondiale nella meccanica di precisione: i congegni di puntamento dei cannoni svizzeri, la precisione delle mitragliatrici e dei mortai, i cannoni antiaereo a tiro rapido erano (e restano) i migliori del mondo. Hitler ne ordinò decine di migliaia; l’addestramento degli artiglieri – sia dell’esercito sia delle SS – destinati a manovrarli si svolse sotto la direzione svizzera. L’industria bellica elvetica presentava un ulteriore vantaggio: poiché produceva in territorio neutrale, non veniva bombardata dagli Alleati. La fabbrica di armi di gran lunga più potente del paese, che era anche una delle maggiori del mondo, apparteneva a un figlio di emigrati del Wurtemberg: Emil Bührle. Le sue officine erano situate soprattutto a Zurigo-Oerlikon. I suoi affari con il Reich gli fruttarono guadagni considerevoli: tra il 1939 e il 1945 le sue entrate ufficiali passarono da 6,8 a 56 milioni di franchi svizzeri e il suo patrimonio personale da 8,5 a 170 milioni. Bührle era amico personale di Albert Speer, il ministro nazista degli armamenti e della produzione di guerra, nonché del barone von Bibra, un consigliere di legazione che fu forse l’intermediario più importante tra i dirigenti nazisti e gli industriali svizzeri. Bührle era un habitué delle cene offerte da Otto Carl Köcher, l’ambasciatore tedesco a Berna.
A partire dall’estate del 1940 fino alla primavera del 1945, il gruppo Bührle fu quasi esclusivamente al servizio di Hitler. Nel 1941 offriva lavoro a 3761 persone, vale a dire tre volte di più che all’inizio della guerra. In origine, la Bührle-Oerlikon fabbricava macchine utensili, ma in seguito all’invasione della Polonia si riconvertì agli armamenti: nel 1940 le armi e le munizioni rappresentavano il 95 per cento di tutta la sua produzione. Il punto forte del suo catalogo era il cannone antiaereo da 20 millimetri, molto apprezzato da Hitler, in quanto abbatteva un gran numero di aerei alleati. Bührle era il caratteristico padrone da lotta di classe; aveva orrore dei sindacati, in special modo del coraggioso leader sindacale e deputato di Zurigo Hans Oprecht (…) Per la cronaca, bisogna sapere che la vittoria spiacevolmente rapida degli Alleati impedì a Bührle di smaltire tutte le sue scorte di cannoni; molte delle forniture ordinate dai nazisti restarono a Oerlikon dopo il 1945. Tuttavia, anche dopo il suicidio del suo miglior cliente, Bührle seppe trovare una soluzione: cominciò a esportare le sue armi di morte nel Terzo Mondo. La guerra del Biafra durò dal 1967 al 1970 (…) Le Nazioni Unite decretarono il blocco economico e militare nei confronti del Biafra e la Svizzera aderì alla proibizione di esportare armi. La guerra fece due milioni di vittime, principalmente donne e bambini. Il Biafra capitolò e nelle sue caserme gli ispettori dell’Onu trovarono dozzine di cannoni Bührle. Alcuni recavano ancora la croce uncinata e i numeri di serie tedeschi: si trattava delle forniture Oerlikon, già pagate dai nazisti e pronte a essere loro consegnate, che Bührle aveva rivenduto a Ojukwu. Per questo eccellente affare, Dieter Bührle – erede di suo padre Emil – fu condannato dal tribunale federale a una multa di 20.000 franchi svizzeri per non aver rispettato l’embargo (…) I fornitori svizzeri di Hitler facevano i loro affari in un ambito in cui i valori etici non avevano importanza».Grazie soprattutto alla copertura del governo elvetico, all’affarismo delle banche della Confederazione e degli industriali svizzeri, la seconda guerra mondiale ha mietuto ufficialmente 52 milioni di morti, milioni di vittime e danni indescrivibili. A giudizio unanime degli storici se la Svizzera – neutrale per finta – non avesse appoggiato il Terzo Reich la Germania sarebbe capitolata almeno nel 1944.

Recita il dizionario storico della Svizzera: “La fabbricazione di materiale bellico si era affiancata a quella delle macchine già negli anni 1920-30; nel 1936 il settore armamenti passò sotto il controllo della soc. Contraves. Emil Georg Bührle fu uno dei fondatori della Pilatus Flugzeugwerke di Stans (1939). La Oerlikon-Bührle esportò armi verso il Terzo Reich prima e durante la seconda guerra mondiale, ciò che fece molto scalpore già nel 1943, quando bombe alleate colpirono i suoi stabilimenti. Verso la fine del conflitto il fatturato scese da 178 milioni (anno di esercizio 1942-43) a 40 milioni di frs. (1944-45). A causa dell’esportazione illegale di armi verso il Sudafrica (1963) e la Nigeria (1967), il capo del gruppo, Dieter Bührle, venne condannato nel 1970 a una pena detentiva con la condizionale e a una multa”.

Colonia perpetua – Nel dopoguerra, la famiglia Bührle-Anda ha venduto armi a paesi sotto embargo e regimi notoriamente dittatoriali: Sudafrica, Nigeria, Indonesia, solo a citarne alcuni. Secondo il quotidiano spagnolo El Mundo, nel 1999 anche i bombardamenti con munizioni all’uranio impoverito (DU) in Kosovo, sono stati realizzati grazie alla produzione di questa benemerità famiglia elvetica di origini tedesche. L’European Network Against Arms Trade ha documentato con prove inequivocabili vendite di fucili d’assalto, razzi e missili contraerei all’Indonesia per 1,8 milioni di franchi svizzeri tra il 1982 e il 1993 attraverso la controllata Contraves, nonostante l’embargo in corso per violazione dei diritti civili. Sempre nel ‘93 grazie alle forti pressioni che la società bellica mise in atto per convincere il Parlamento Svizzero ad autorizzarle, furono venduti illegalmente armamenti per importi pari a 10 milioni di franchi.

Nel 2000 il gruppo Oerlikon-Bührle si è inventato un nuovo profilo mutando il nome in Unaxis e diversificando gli investimenti in vari modi: ad esempio grazie ad un grazioso albergo sul fronte svizzero del Lago Maggiore. I Barilla, comunque, entrano personalmente in società con questi spietati mercanti di morte. Il denaro insanguinato che ha alimentato conflitti a danno degli esseri umani più inermi (senza valutare i defunti a causa della seconda guerra mondiale, solo in Biafra 2 milioni di vittime civili) – senza alcuna ombra di dubbio – è frutto della produzione e del traffico di armamenti in paesi in cui l’unica regola è la sopraffazione. Le armi, come noto, sono strumento essenziale di tutte le forme peggiori del saccheggio globale moderno impastato di violenza. Nel 1999 il gruppo Bührle passa di fatto a Gratian Anda.

Gratian Anda

Il 10 ottobre 2001 (e-mail delle ore 15:57:58), un dirigente aziendale di rilievo, tale Armando Marchi scrive: «sono il responsabile delle Relazioni Esterne del gruppo Barilla. Mi permetto di osservare che, se si eccettua il periodo dal 1973 al 1979 (in cui è stata di proprietà della multinazionale Grace), la Barilla è dal 1877, anno della sua fondazione, saldamente in mano alla famiglia Barilla, che ha sempre vissuto dei frutti del lavoro in campo alimentare. Il signor Gratian Anda, che tra l’altro non è nel Consiglio di Amministrazione del Gruppo Barilla, rappresentava una quota di minoranza (il 15%) detenuta da una Società finanziaria olandese: un investitore meramente finanziario, non un’industria bellica. Non abbiamo mai utilizzato la correttezza come strumento di marketing, e ritengo anche che non sia immeritata la trasparenza che ci viene riconosciuta dalla “Nuova Guida al consumo critico».

Incongruenze o sgangherate menzogne dalle gambe corte? Il nipote di Emil George Bührle nel 2000 ha ricoperto la carica di vice presidente della Barilla. Il documento ufficiale di casa Barilla denominato “Corporate Governance” indica – nella società a responsabilità limitata Barilla Iniziative S.r.l. – tra i consiglieri, vicino ad Emanuela Barilla (sorella del presidente Guido Maria) proprio il convitato di pietra, detto altrimenti Gratian Anda (nato a Zurigo il 22 dicembre 1969), in buona compagnia degli inseparabili Nicolaus Issenmann e Robert Singer. Lo stesso Issenmann (per gli amici semplicemente Nico) siede accanto a Guido Maria Barilla nella società controllata dal Gruppo, meglio detta Lieken AG.
Se Pietro Barilla pagava tangenti miliardarie sotto spinta di Silvio Berlusconi attingendo da conti segreti svizzeri, il figlio Guido Maria, attuale presidente del Gruppo forse non ha mai sfogliato un libro di storia contemporanea o una rivista di cronache. A lui il giornale Italia Terra Nostra ha chiesto chiarimenti nel 2010 dopo aver scoperto nello stabilimento di San Nicola di Melfi in Basilicata, enormi quantitativi di amianto, ma per tutta risposta è giunto un oscuramento di quel giornale.
La Barilla, a quanto pare, non ama il libero pensiero critico, piuttosto la censura preventiva, richiesta dall’avvocato Mariconda perfino al tribunale di Parma e negata da un giudice. Appunto la morale di facciata, o meglio, fuori tempo limite che scomoda addirittura Kant. Meno male che il consiglio di amministrazione della Barilla – in “zona Cesarini”, si fa per dire – il 4 marzo 2005 ha recuperato terreno almeno sulla carta, approvando un Codice Etico di 24 cartelle. Nel testo, a pagina 11 è inciso:

«Barilla considera come punti irrinunciabili nella definizione dei propri valori la Dichiarazione universale dei Diritti Umani dell’Onu».

Cannone Oerlikon

Belle parole, o forse chiacchiere al vento, anzi fumo negli occhi degli ignari consumatori. Ma la sostanza? Magari un ravvedimento all’ultimo istante dei fratelli e sorella Barilla (Guido Maria, Luca, Paolo, Emanuela)? Nulla, per ora. Il dna parmense – sorta di sedicenti intoccabili – non tradisce il lauto business. Narrano le cronache del quotidiano Il Corriere della Sera (12 luglio 2008):
“La famiglia Barilla «premia» il socio svizzero Anda-Bührle. Accelera il riassetto del gruppo: più peso agli azionisti storici. La Finba Iniziative concentrerà altre attività e sarà partecipata all’ 85% da Barilla Holding e al 15% dagli elvetici. Riassetto al vertice del gruppo Barilla che dopo molti anni ridefinisce i rapporti con il socio di minoranza storico (15%), la famiglia svizzera Anda-Bührle, entrata alla fine degli anni Settanta. Le modifiche nella governance e nelle relazioni partecipative stanno entrando in questi giorni nella fase esecutiva con la fusione in Barilla G e R Fratelli, la capogruppo industriale, di quello che fino a ieri è stato il veicolo societario dell’ alleanza, la Relou Italia. Se i tempi saranno rispettati, già dalla settimana prossima la partnership dovrebbe trasferirsi nella nuova holding Finba Iniziative. Tuttavia non è solo un’ operazione di facciata ma vi è la sostanza di un riassetto societario che accompagna una riorganizzazione industriale al termine della quale il 15% della famiglia Anda avrà più «peso». Nella nuova configurazione, infatti, rispetto al passato saranno concentrate sotto la società comune alcune attività che in precedenza erano fuori dall’ area di influenza degli svizzeri. Secondo una versione che circola in Barilla, si tratta di una specie di premio fedeltà dopo un periodo di turbolenza finanziaria dovuta alla fallimentare acquisizione della Kamps, il gruppo tedesco del pane. Nel dicembre scorso si era conclusa consensualmente la burrascosa stagione di joint venture con la Banca Popolare di Lodi, entrata in Kamps a sostegno della Barilla subito dopo l’ Opa del 2002. La cessazione del contenzioso ha portato il gruppo della pasta al 100% di Kamps e Harry’ s (prodotti da forno) e contestualmente è stata delineata una nuova struttura di rapporti con gli Anda-Buhrle. Il passo successivo è stato, a marzo, l’ annuncio che le «bakeries» della Kamps, cioè la rete di oltre 900 negozi (quindi non il business del pane industriale), erano in vendita. Poi un mese fa la vendita di GranMilano alla Sammontana e ora sono partite le operazioni più prettamente finanziarie. La prima è, appunto, la fusione «al contrario» di Relou in Barilla Fratelli. «Al contrario» perché Relou è socia al 49% di Barilla Fratelli che, lo ricordiamo, è la capofila industriale. E in questo modo viene di fatto smantellato il vecchio schema della partnership azionaria con i soci di minoranza. Il successivo step, che in questi giorni sta per essere messo a punto, è il contestuale trasferimento dell’ alleanza in una nuova finanziaria, la Finba Iniziative, che sarà dunque partecipata all’ 85% dalla Barilla Holding (100% famiglia) e al 15% dagli svizzeri. E qui, come aveva scritto «Il Sole 24 Ore» anticipando le linee della riorganizzazione, i due partner dovrebbero siglare un patto parasociale la cui principale materia da regolare sarà, quasi sicuramente, il meccanismo di prelazione sulle rispettive quote. Il gruppo emiliano, 18mila dipendenti, 64 stabilimenti in 11 Paesi, leader mondiale nel mercato della pasta e primo in Italia nei prodotti da forno (Mulino Bianco), ha chiuso il 2007 con 4,2 miliardi di euro di ricavi (+4,3%»)”.
Allora chi controlla realmente la Barilla? E’ in mano a industriali bellici? Nell’interrogazione parlamentare del 13 giugno 1985 (numero 3-00953) – focalizzata anche sulla Ferrero – dei senatori Bonazzi e Riva, indirizzata ai ministri del commercio con l’estero, dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del tesoro, è scritto:

«Premesso: che il 71 per cento della Barilla G. e R. f.lli s.p.a. è posseduto da soggetti di nazionalità non italiana, e cioè per il 40 per cento dalla Financieringsmatschappy Relou N.V. di Amsterdam, per il 16 per cento dalla Pagra A.G. del Liechtenstein e per il 15 per cento dalla società svizzera Loranige S.A.; che 1’81,5 per cento della P. Ferrero e C.S.P.A. è pure posseduto da soggetti esteri, e cioè il 18,75 per cento dalla olandese Brioporte B.V. ed il 25 per cento, per ciascuna, dalle svizzere Nelgen A.G. e Creitanen A.G.; che diversi organi di stampa hanno dato notizia, non smentita, che le società estere che possiedono la maggioranza delle azioni delle due società farebbero capo a soggetti di nazionalità italiana, si chiede di sapere: se sia vero che le società estere che possiedono la maggioranza delle azioni della Barilla G. e R. f.lli s.p.a. e della Ferrero e C.S.P.A. fanno capo a soggetti di nazionalità italiana; come, in tal caso, è stato possibile realizzare tale situazione; se tutto questo sia compatibile con le vigenti norme valutarie e fiscali».

Barilla

Scava e scava affiorano le maxi-tangenti di Pietro (padre di Guido Maria, Luca, Paolo, Emanuela), il caso Sme, il piduista Berlusconi Silvio (tessera gelliana numero 1816). E poi ancora il pregiudicato Cesare Previti, un esperto in materia di conflitto di interessi alla stregua del suo stesso padrone. Proprio il soldato Previti, relatore del disegno di legge di riforma che ha smantellato la legge 185 del 1990 (una norma che imponeva un controllo reale sul traffico di armi). Previti Cesare è stato anche il primo vice presidente dell’Alenia e ha continuato a sedere nel consiglio d’amministrazione dell’azienda bellica fino al 1994.

Conti neri – Allo scandalo Sme il pool di magistrati della Procura della Repubblica di Milano arriva da solo, senza l’aiuto di Stefania Ariosto: indagando sui conti del finanziere Franco Ambrosio, e risalendo da questi ai conti di un imprenditore in affari con lui, Pietro Barilla (deceduto nel 1993) si imbatte nel conto zurighese usato da Barilla per pagare tangenti a Dc e Psi. Da quel conto il 2 maggio e il 26 luglio 1988, partono due bonifici di circa 800 milioni e 1 miliardo per l’avvocato Pacifico. Questi versa poi 200 milioni al giudice Verde, 850 a Previti e 100 a Squillante. Perché convocato dai giudici inquirenti, Guido Barilla, figlio del defunto Pietro, non sa spiegare perché mai suo padre avesse versato tutto quel denaro a due avvocati che non avevano mai lavorato per lui. Sembra una storia gemella dell’Imi-Sir. Intanto l’incandidabile Berlusconi invita a cena in un ristorante di Broni due degli inserzionisti pubblicitari più affezionati delle sue tv, Pietro Barilla e Michele Ferrero. E li convince seduta stante a costituirsi in una nuova società, la Iar, che si propone di rilevare la Sme al prezzo di 600 miliardi. La nuova offerta viene ufficializzata dai Barilla e Ferrero nell’ultimo giorno utile, il 25 maggio: il ministro delle Partecipazioni statali Clelio Darida si assenta dalla stanza dove sta per avvenire la firma del contratto Prodi-De Benedetti per ricevere, al telefono, l’improvviso rilancio. La Sme resterà all’Iri. Ma Barilla e Ferrero sono contenti ugualmente: il loro scopo era semplicemente quello di impedire a De Benedetti di dare vita a un colosso alimentare che probabilmente li avrebbe schiacciati. Missione compiuta anche per Silvio Berlusconi.
Sua emittenza – Sempre per masticare la pasta dei Barilla, ovvero “la pubblicità dei buoni sentimenti”, puntualizziamo senza tema di smentite.
Il 2 maggio Barilla bonifica 750 milioni a Pacifico, che li preleva in contanti e li porta in Italia. Mentre la Cassazione esce con la sentenza definitiva, Verde comincia a depositare decine e decine di milioni cash sul suo conto italiano. Il 26 luglio, due settimane dopo il verdetto della suprema corte, Barilla – capocordata della Iar – riapre il rubinetto svizzero e accredita un’altra provvista, stavolta di 1 miliardo, a Pacifico. Il quale la suddivide fra Previti (850 milioni) e Squillante (100 milioni), stavolta per bonifico bancario, riservando a se stesso appena 50 milioni. Perché mai il socio di Berlusconi nell’affare Sme dovrebbe pagare un miliardo e 750 milioni a due avvocati di Berlusconi che neppure conosce e a un giudice di Roma, anch’egli a lui sconosciuto, se nella causa Sme fosse tutto regolare? L’accusa non ha dubbi: corruzione in atti giudiziari per compravendere la sentenza Sme che consentì a Berlusconi di sconfiggere De Benedetti. Esattamente come avvenne poi nel 1991, con la sentenza Mondadori.
Dunque, soci ed alleati finanziari in realtà produttori e trafficanti di armi ed ordigni di primo livello. Nel 2002 la multinazionale alimentare italiana si è allargata al mercato tedesco acquistando, per un miliardo di euro, la Kamps, produttrice di pane e crackers. L’anno successivo ha comprato per 517 milioni, la Harrys, azienda francese dello stesso comparto. I soldi necessari alla Barilla sono stati elargiti dalla Banca Popolare di Lodi – attraverso cui passano transazioni finanziarie per la compravendita di armi anche a nazioni in guerra o prive di democrazia in barba alla legge 185/1990 s.m.i. (vedi:Relazioni al Parlamento italiano) – che ha costituito una nuova società, la Finba Bakery, e poi in marzo ha girato il 17 per cento della capitale della Finba a vecchie conoscenze della Barilla: tramite la solita finanziaria anonima, la Gafina, la quota è passata nelle mani della famiglia Anda-Bührle, presente nel capitale Barilla con una partecipazione del 15 per cento dal 1979. Ecco la sorpresa.
Nel Memorial Journal Officiel du Grand-Duché de Luxembourg (edizione del 4 maggio 2004 – C n° 469) riaffiora una società anonima: Bakery Equity S.A. (capitale sociale: di 337.139.060 euro, suddivisi in 33.713.906 azioni aventi un valore pari a 10 euro cadauna), costituita dinanzi al notaio Paul Frieders il 3 dicembre 2002. In qualità di amministratore spicca il faccendiere Gratian Anda accanto agli italiani Francesco Mazzone e Fabio La Bruna. L’oggetto principale è l’acquisizione e il controllo di interessi in Finbakery, Partner G, Finbakery Netherlands e Gibco. All’interno di questo calderone ribolle un minestrone finanziario: Barilla Holding (Parma), Finba Bakery Holding (Dusseldorf), Finbakery Netherlands (Amsterdam), Banca Popolare di Lodi (Lodi), Finbakery Europe (Dusseldorf), Gafina (Rotterdam), Gibco o più dettagliatamente Lombok Limited (Gibilterra, un paradiso fiscale), Harrys, Kamps, Ramisa (Convention principale d’investissement et d’actionnariat reformulée et amendée, siglata il 4 novembre 2002 da Bpl, Azionariato industriale e Barilla Holdind S.p.a.), Dutch Foundation (Stichting Bakery Finance di Amsterdam), Finba Luxembourg. In Bakery Equity Luxembourg S.A. figura anche una vecchia conoscenza di casa Barilla (attuale consigliere di Barilla G. e R. Figli S.p.A. nonché Lieken AG) Nicolaus Issenmann (nato a Zurigo il 6 maggio 1950). Ovvio, non è tutto. Dopo una girandola di fusioni, apparentamenti, coperture, scatole vuote, capitalizzazioni e trasferimenti di capitali urgono gli approfondimenti al di là delle Alpi.
Il 30 aprile 2009 Ticino Finanza affonda il bisturi nella piaga purulenta: «E buonanotte ai suonatori… Arrivano Spagnoli e Italiani e se ne vanno gli Elvetici. Infatti, se aprono CMB e Santander, esce dal mercato luganese la banca zurighese IHAG. Al 31 dicembre 2008 il profitto operativo lordo di IHAG Privatbank era di 21.6 mio CHF e il profitto netto 14.6 mio. La banca impiega circa 93 dipendenti. Il personale che operava a Lugano è stato assorbito da altri Istituti, tra cui quelli aperti di recente sulla nostra piazza finanziaria. La banca, presieduta da Gratian Anda, nipote di Emil Georg Bührle, ha partecipazioni in Privatbank IHAG Zürich AG, AdNovum Informatik AG, la fabbrica d’aerei militari e civili Pilatus Flugzeugwerke AG, Hotel Castello del Sole, Hotel zum Storchen, Stockerhof Immobilien, Terreni alla Maggia SA, Private Equity Beteiligungen, Tenuta di Trecciano SA. IHAG rimane dunque in Ticino con un albergo, vini, polenta e la produzione del riso che cresce alla latitudine più settentrionale d’Europa, nel delta della Maggia. Gratian Anda siede inoltre nel CdA della Holding Barilla, in Italia che per il 15% fa capo alla sua famiglia, mentre l’azienda d’armi storica di famiglia Oerlikon-Bührle è stata ristrutturata, vendendo alcune attività e nel 2000 cambiando il nome in Unaxis. IHAG Privatbank dichiara di essere composta da banchieri “denen Sie Ihr Vertrauen schenken können” ovvero in cui possiamo credere e che è caratterizzata da uno spirito di famiglia “das Familiäre kennzeichnet unsere Bank”. Per famiglia, si intendono forse i signori Bührle e Anda che spendono cifre considerevoli nella sponsorizzazzione di mostre d’arte della Foundation E. G. Bührle Collection nella Zollikerstrasse (Emil Georg Bührle, 1890-1956, è stato il noto produttore di armi nella Oerlikon-Contraves e fondatore della banca IHAG) e di concerti e concorsi musicali come il Concours Géza Anda. Con i tempi che corrono per il Private banking, e visti i risultati concreti di marketing e immagine di una forma obsoleta di comunicazione quale ormai è la sponsorizzazione, forse certe banche dovrebbero smettere di sviolinare e di farsi suonare da improbabili pifferai magici e mettersi a fare banca un po’ sul serio… Le banche svizzere si sono buttate a tagliare in maniera decisa i costi a causa dell’attesa contrazione di quest’anno per la crisi economica globale, il che si è tuttavia tradotto solo in chiusure e licenziamenti “diversamente confezionati”, ma sarebbe ora che si affrontasse in maniera professionale competente quella che viene chiamata da tutti ‘crisi’ che è in realtà un profondo cambiamento strutturale che esige una strategia chiara e illuminata e una politica forte. E quanto a questo, abbiamo visto come è finita con il segreto bancario…».
L’11 maggio 2009 appare sul Corriereconomia la precisazione Barilla:
«Nella tabella pubblicata a corredo dell’articolo del 4 maggio su “Barilla, cambio al vertice e ritorno all’industria”, si attribuisce alla famiglia Anda-Bührle, azionista di gafina BV, anche la proprietà della F. Relou BV. Il dato non è corretto. La catena di controllo dle gruppo è infatti la seguente: Barilla Holding e Gafina detengono, rispettivamente, lo 85% e il 15% del capitale di Finba Iniziative (in futuro chiamata Barilla Iniziative), la quale controlla direttamente o indirettamente il 100% della Barilla G. e R. Fratelli S.p.A. Più in particolare, Barilla Iniziative detiene il 50,62% del capitale della Barilla G. e R. Fratelli e il 100 % della Finanziaria Relou BV, che a sua volta detiene il 49,38% della stessa Barilla G. e R. Fratelli».
Veline? Ecco un comunicato stampa aziendale: «Barilla, prima azienda italiana al mondo per reputazione. Il Reputation Institute assegna a Barilla il primato per la reputazione tra le aziende italiane e la prima posizione in assoluto nel settore alimentare. Parma, 25 maggio 2010. Secondo una ricerca del Reputation Institute di New York, condotta tra le 600 aziende più importanti al mondo, classificate per fatturato, Barilla si aggiudica la diciannovesima posizione tra quelle con la migliore reputazione, prima tra le italiane e prima in assoluto nel settore alimentare. I risultati della ricerca, pubblicati sul sito della rivista Forbes, sono stati ottenuti attraverso la consultazione diretta dei consumatori in 24 paesi nei diversi continenti».
Nel  bilancio ufficiale (anno 2009), il presidente Guido Maria Barilla certifica: «Il fatturato consolidato 2009 del Gruppo Barilla che comprende Barilla G. e R. Fratelli e Lieken e opera principalmente in Italia, Stati Uniti, Francia Germania e Nord Europa, si è attestato a 4.171 milioni di euro (…) il risultato netto evidenzia una perdita netta di 101 milioni di euro (…) il Gruppo ha confermato l’ottima solidità finanziaria derivante da una costante generazione di cassa e dal consolidamernto del debito che rimane stabile a 877 milioni di euro (…) In Italia continuiamo a mantenere un comportamento virtuoso».

E nel resto del mondo, invece? «Lo stile – come sosteneva Pietro Barilla – è un modo di comportarsi che “implica tante cose”. Tutto ciò significa soprattutto ispirarsi a principi e valori condivisi che si richiamano al consenso». A pagina 12 del Codice Etico aziendale è specificato: «uno degli aspetti centrali che qualificano la condotta di Barilla è costituito dal rispetto dei principi di comportamento intesi a garantire l’integrità del capitale sociale».

Il Corriere della Sera(10 gennaio 1996) – “Una Barilla a stelle e strisce Esce Carelli, Artzt ridisegna il management: dall’ America i responsabili vendita e ricerca e sviluppo La famiglia parmense mantiene la maggioranza assoluta, il ruolo dei Buhrle (al 49% del capitale) MILANO . Le gru sono gia’ al lavoro: il nuovo stabilimento della Barilla sara’ inaugurato entro la fine del ‘ 96. Come dire: da quest’ anno, si cambia casa. Addio ai due impianti storici nel centro di Parma. Nel nome dell’ efficienza, della tecnologia e della riduzione dei costi. Ma anche per il management di casa Barilla, negli ultimi tempi, sembra scoccata l’ ora delle svolte. E dei ricambi. La prima avvisaglia si e’ avuta a settembre, con l’ arrivo sul ponte di comando dell’ ex numero uno del colosso americano Procter e Gamble: Edwin L. Artzt. Incarico: direttore esecutivo. Che nell’ organigramma della societa’ presieduta da Guido Barilla stava giusto sopra l’ amministratore delegato Riccardo Carelli, un manager con alle spalle una lunga carriera nel gruppo. Cosi’ la coesistenza tra i due e’ durata appena tre mesi. Dal 31 dicembre, infatti, Carelli ha lasciato il suo posto ed e’ rimasto solo come vicepresidente della Barilla dolciaria. Forse una divergenza di vedute sulle nuove linee di sviluppo, soprattutto all’ estero? Chissa’ . Il tam tam ripete comunque che Carelli potrebbe presto andare al vertice di un’ altra societa’ alimentare. Ma la cura dell’ “Amerikano”, che in azienda si e’ nel frattempo guadagnato la fama di tagliatore di teste, va avanti. E sempre dalla Procter, ai primi di novembre, e’ arrivato un altro dirigente di prima linea, ex consulente Barilla: Manuel Gonzalez, direttore del settore vendite. Un posto chiave. Basti pensare all’ accordo siglato con la Galbani a settembre per la distribuzione della pasta fresca e con il colosso statunitense Campbell. Sempre dall’ ex societa’ di Artzt e’ arrivato un manager per la Ricerca e Sviluppo, Zaki. E ultimamente i dirigenti Barilla volano spesso a Cincinnati, sede della Procter. E’ invece andato in pensione da fine dicembre Albino Ganapini, direttore delle relazioni esterne dai tempi di Pietro Barilla, scomparso nel ‘ 93. Il motivo? Ganapini si e’ lanciato in politica, diventando coordinatore nazionale dei comitati Prodi. Una rivoluzione, insomma. “C’ e’ un turn over fisiologico tra i mananger”, minimizzano al quartier generale della societa’ . Resta intanto da vedere se il posto lasciato libero da Carelli verra’ occupato, oppure le sue funzioni passeranno ad Artzt. E se dietro i cambiamenti ci fosse una maggiore influenza dei soci stranieri del gruppo, di quella Oerlikon attiva nel settore della difesa, che deterrebbe il 49% del capitale Barilla? Impossibile rispondere, anzi in una recente intervista a Capital francese, Guido ha fugato ogni dubbio, definendoli “azionisti da sogno”. Una cosa e’ certa: molte banche d’ affari fanno la corte al gruppo di Parma. Con due obiettivi: accompagnarlo in Borsa o proporre ai tre fratelli, Guido, Luca e Paolo, possibili acquirenti. Un’ ipotesi sempre scartata dalla famiglia. I conti. “Il ‘ 95 dovrebbe chiudere in linea con il ‘ 94″, spiegano a Parma. E gia’ nella parte finale dell’ anno, con l’ eccezione della pasta fresca, si sarebbero visti i primi risultati della cura. Alle prese con la concorrenza degli hard discount, con il calo del potere d’ acquisto, anche la Barilla, dal ‘ 94, ha percorso la strada degli sconti ( 10%) e delle promozioni (tre per due), ma ora punta sull’ estero: “L’ inversione del rapporto di forza tra industria e canali distributivi ha ridotto i margini . spiega Umberto Bertele’ , docente di Economia e organizzazione aziendale al Politecnico . cosi’ ora la Barilla, un po’ in ritardo, dovra’ diventare una multinazionale”. Come e’ accaduto a tutte le aziende alimentari. Il motivo? “Per molti anni Barilla ha registrato una redditivita’ altissima in Italia, un successo che l’ ha distolta dalla necessita’ di rafforzarsi all’ estero”. E ora? “Le strade sono due: creare prodotti piu’ differenziati e fare economie di scala”.  LA HOLDING OERLIKON Aerei, cannoni e pasta: ecco l’ impero dell’ alleato svizzero. Missili, aerei, scarpe. E pasta. E’ una presenza discreta quella della famiglia Buhrle, grande azionista della Barilla. E di lunga data. La partecipazione risale infatti al ‘ 79, quando Pietro Barilla, dopo un primo tentativo andato a vuoto, riusci’ a ricomprarsi l’ azienda di famiglia dal gruppo americano Grace, che l’ aveva rilevata nel ‘ 71. Un ritorno a casa, quello dei Barilla, realizzato anche con l’ alleanza dei Buhrle. Un legame rimasto da allora sempre molto solido: “Azionisti da sogno”, li ha definiti in una recente intervista, il presidente Guido Barilla. Il loro impero elvetico si chiama Oerlikon Buhrle. Prodotti militari e spaziali (Contraves), scarpe (Bally), tessuti (Kunz e Dietfurt), aerei (Pilatus), il gruppo svizzero, nel quale la famiglia detiene una quota del 31%, nel ‘ 94 ha registrato un fatturato vicino ai 5.300 miliardi di lire. Con oltre 17 mila dipendenti. Una conglomerata presente anche in Italia, dove nel ‘ 91 venne messo a punto un consistente piano di razionalizzazione, che porto’ , tra l’ altro, alla cessione della Oerlikon italiana alla Mandelli. Con un ridimensionamento nella difesa. La loro quota in Barilla ufficialmente non e’ mai stata comunicata, ma, secondo la rivista “Capital” francese, controllerebbero il 49%, mentre la famiglia Barilla possiede la maggioranza assoluta”.

IL SOLE 24 ORE( 5 marzo 2004) – “Barilla: socio svizzero per subholding Finba Bakery (Sole). E’ la finanziaria che controlla Kamps e Harry’s (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 05 mar – Arriva un socio svizzero per Finba Bakery Europe, la subholding di Barilla che controlla Kamps e Harry’s. Lo scrive ‘Il Sole 24 Ore’ precisando che il nuovo socio, che ha rilevato il 17% a un prezzo di 125 milioni, e’ Gafina, finanziaria che fa capo al gruppo elvetico controllato dalla famiglia Anda-Burle, gia’ socia della Barilla Alimentare dalla fine degli anni ’70. Il suo ingresso, precisa in quotidiano, coincide con la riduzione dal 49% al 32% della quota nella finanziaria lussemburghese da parte di Efibanca, del gruppo Popolare di Lodi”.

IL CORRIERE DELLA SERA ( 18 luglio 2008) – “Barilla rossocrociata.
Agli svizzeri (già nel capitale dell’ azienda) il 15% della società. Barilla, ultimo atto. Con un’ operazione da 1,8 miliardi, tra passaggi di quote e trasferimenti cash, verrà completato entro venerdì 25 luglio il riassetto della legal structure varata a Parma proprio un anno fa. Quando i fratelli Guido, Paolo e Luca Barilla si riunirono nel board dell’ accomandita di famiglia per ridisegnare scatole societarie, subholding e provvista finanziaria alla vigilia dell’ accordo transattivo con Bipielle Efibanca (Banco popolare) sul riacquisto di Kamps e Harry’ s. Perno dell’ ultima sistemazione è la Finba iniziative, subholding che governa tutte le attività industriali, tanto da replicare nel board la squadra della controllante Barilla holding, con Guido presidente, Paolo e Luca vice, Robert Singer ceo. La Finba iniziative (vedi organigramma) si appresta ad aprire il capitale allo storico alleato Gratian Anda, uno dei quarantenni più ricchi della Svizzera, maggiore erede della famiglia Anda Buehrle che un tempo possedeva la Oerlikon (ora Unaxis). La Gafina degli amici elvetici avrà il 15% Finba contro conferimento al valore di 475 milioni del 31,12% Relou bv, che a sua volta possiede il 49% dell’ operativa Barilla G e R f.lli. In pratica gli Anda Buehrle spostano al piano superiore il 15% che già possedevano in via indiretta nell’ azienda di Mulino bianco, Pavesi, Barilla e Voiello. Con una differenza: ora la compartecipazione è estesa anche a Kamps e Harry’ s detenute per il 100% ai piani sottostanti. Il conferimento operato da Gafina si basa su una valutazione dell’ intera Barilla G e R f.lli di 3,12 miliardi per l’ equity ed è stata accompagnata da un patto di sindacato concordato con Parma. A sua volta Barilla holding capitalizzerà Finba in due modi, così da mantenere l’ 85%. Primo: viene conferita al valore di 11,7 milioni la Logi K con il governo della logistica di gruppo. Secondo: Barilla holding trasferisce al piano di sotto 1,37 miliardi cash attingendo alle linee di credito negoziate un anno fa con Unicredit, Bnp Paribas, Citi e Rbs per un totale di 1,75 miliardi (la facility è stata sindacata tra 18 banche). Come trascritto nei nuovi patti, Gratian Anda ha quindi confermato il suo appoggio ai tre fratelli. Con precise garanzie patrimoniali, ma restando uno sleeping partner”.

Corriere Economia (11 maggio 2009) – “La precisazione/Barilla. Nella tabella pubblicata a corredo dell’ articolo del 4 maggio su «Barilla, cambio al vertice e ritorno all’ industria», si attribuisce alla famiglia Anda-Buhrle, azionista di Gafina BV, anche la proprietà della F.Relou BV. Il dato non è corretto. La catena di controllo del gruppo è infatti la seguente: Barilla Holding e Gafina detengono, rispettivamente, lo 85% e il 15% del capitale di Finba Iniziative (in futuro chiamata Barilla Iniziative), la quale controlla direttamente o indirettamente il 100% della Barilla G. e R. Fratelli. Più in particolare, Barilla Iniziative detiene il 50,62% del capitale della Barilla G. e R. Fratelli e il 100% della Finanziaria Relou BV, che a sua volta detiene il 49,38% della stessa Barilla G. e R. Fratelli”.

Appunto, i soldi, ricevuti dalla produzione e vendita di armamenti; utili poi investiti dai soci elvetici in strumenti di morte. Armi: un’offerta di qualità che aiuta a vivere meglio dentro e fuori casa Barilla. Consigli per gli acquisti: infarinare bene le carte e negare l’evidenza, oscurando la verità. Ecco allora perché i famosi germani sulla questione stanno zitti e muti. Giù la maschera: vergogna d’Italia!

Alcuni riferimenti:

http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/12/famiglia_Barilla_premia_socio_svizzero_co_9_080712134.shtmlhttp://investing.businessweek.com/research/stocks/private/person.asp?personId=42645632&privcapId=8421472http://www.forbes.com/global/2002/1125/036sidebar2.htmlhttp://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1991_04/19910404_0025.pdf&query=m.ab.http://www.swissinfo.ch/ita/Prima_pagina/Archivio/Accertamenti_nel_canton_Svitto_per_i_test_all&%238217%20uranio_della_Contraves.html?cid=1840826

http://archiviostorico.corriere.it/1996/gennaio/10/Una_Barilla_stelle_strisce_co_0_9601103968.shtml

http://www.barillagroup.it/corporate/it/home/chisiamo/gruppo-Barilla/corporate-governance.html

http://www.zoominfo.com/CachedPage/?archive_id=0&page_id=-560856026&page_url=//www.barillagroup.com/corporate/en/home/chisiamo/gruppo-Barilla/corporate-governance.html&page_last_updated=2012-04-19T23:37:12&firstName=Anda&lastName=Gratian

http://www.barillagroup.com/corporate/en/home/chisiamo/gruppo-Barilla/corporate-governance.html

http://www.dirittodicritica.com/2011/01/19/sardegna-quirra-leucemie-malformazioni/http://www.barillagroup.com/vm/it/reportsostenibilita2012/cap2.htmlhttp://www.honyvem.it/data/UserFiles/File/SCHEDA_IMPRESA.pdfhttp://www.gazzettaufficiale.it/atto/parte_seconda/caricaDettaglioAtto/originario;jsessionid=9bods7jwVb76aC9rXUJsxw__.ntc-as3-guri2b?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2009-07-14&atto.codiceRedazionale=T-09AAB3972http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/18/Barilla_rossocrociata_mo_0_080718019.shtml

http://www.ticinofinanza.ch/?mode=comunicati&id=901

http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-358820/barilla-socio-svizzero-subholding/

http://archiviostorico.corriere.it/2009/maggio/11/precisazione_Barilla_ce_0_090511008.shtml

http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&numero=3/00953&ramo=SENATO&leg=9

 
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Pubblicato da su marzo 30, 2013 in Alimentazione, Guerra

 

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Tecnologia Keshe: la fantascienza diviene realtà

RILASCIATE UFFICIALMENTE ALL’ITALIA LE TECNOLOGIE KESHE

Tecnologia Keshe: la fantascienza diviene realtà

Rendiamo nuovamente pubblico, con alcune necessarie precisazioni, un post che avevamo pubblicato nella tarda serata dello scorso venerdì 26 ottobre, in seguito ad un concitato avvicendarsi di informazioni e poi ritirato in attesa degli opportuni chiarimenti e conferme.

In un primo momento infatti sembrava che il rilascio delle tecnologie Keshe dovesse svolgersi in contemporanea in quello stesso giorno anche per molte altre nazioni del mondo, mentre così è stato al momento per l’Italia, alla cui ambasciata di Bruxelles, alle ore 16,00 sono stati fatti avere i “Blue Prints” ossia i disegni e le istruzioni esecutive integrali della tecnologia Keshe. Di questa notizia abbiamo avuto conferma diretta da fonte diplomatica.

Nessun pagamento è stato richiesto in cambio del rilascio delle tecnologie.

La Fondazione Keshe, il cui titolare e custode è l’ingegnere di origine iraniana Mehran T. Keshe – il sito è raggiungibile a questo link, ha pubblicato sul suo forum la notizia con ampia evidenza.

Iconicon Post segue da vicino ormai da mesi le vicende relative a questa realtà, siamo stati tra i primissimi in Italia, nei canali di informazione alternativa a darne notizia, nel totale silenzio della stampa ufficiale. Siamo stati tra i primi a credere in questa possibilità dandovi adeguato spazio ed impegnandoci nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica con appelli alla partecipazione, prontamente raccolti dai nostri lettori.

Siamo stati il primo mezzo di informazione italiano a pubblicare recentemente una eccezionale intervista esclusiva – raggiungibile a questo link – che l’ing. Keshe ha concesso ad una mission di quattro persone approntata in collaborazione con il forum di Tempo di Cambiare di Italo Cillo, che parimenti ha trattato in più occasioni questo tema.

A questo punto i files consegnati all’ambasciata seguiranno l’iter di verifica tecnica per poter effettuare una valutazione in merito e procedere ad una decisione a riguardo.

Ci troviamo infatti ad uno snodo delicatissimo di questa vicenda, per cui da una parte, come sostiene lo stesso Keshe nell’intervista citata, non è stato possibile fino a questo momento mostrare pubblicamente le tecnologie, studiate per il programma di esplorazione spaziale, per una serie di vincoli incrociati posti dai poteri forti, dall’altra parte le fantascientifiche opportunità che tali tecnologie promettono consentirebbero alle nazioni del mondo di superare i principali problemi da cui attualmente sono afflitte come non mai.

A questo punto l’impegno di ciascuno di noi è fare la propria parte affinché la verità emerga nella sua piena evidenza: che si creino le condizioni perché una piena e libera dimostrazione delle tecnologie possa avvenire, la popolazione possa rendersi conto del salto evolutivo che esse promettono e la via dell’implementazione possa essere imboccata.

Per il pubblico ciò significa accostarsi a mente aperta a questo tema per capire di che cosa si tratta e, una volta verificate con la massima chiarezza la consistenza e fattibilità di tale complesso di tecnologie, reclamarne dal proprio governo la pronta implementazione a comune vantaggio di tutti i cittadini, e così come più volte sottolineato dalla Fondazione Keshe, ciò avvenga nel quadro di un programma in cui tutte le nazioni del mondo possano muoversi verso un futuro di pace, cooperazione ed abbondanza. Per ogni singolo abitante del pianeta.

Riproponiamo quindi il video di presentazione generale della Fondazione Keshe e delle relative tecnologie, video di cui abbiamo a suo tempo curato la versione doppiata in italiano, perché chi non ne sa ancora nulla possa farsene una propria idea.

Prossimamente da queste pagine di prima linea diffonderemo approfondimenti e notizie ulteriori.

Che la pace e il vero progresso possano giungere ad ogni anima della terra.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=OZ7Vjvag1jc

Fonte: http://www.iconicon.it/blog/2012/10/tecnologia-keshe-da-oggi-la-fantascienza-e-realta/

 

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Cibo industriale, tutti i segreti svelati – parte 1

Come mangiare sano difendendosi dai colpi bassi delle
multinazionali alimentari in 3 semplici passi che puoi
iniziare ad attuare subito
Se potessi riassumere come mangiare sano in 3 passi, ecco
quali sarebbero:
1. Abbandonare vecchi schemi e convinzioni
2. Iniziare a leggere le etichette dei diversi alimenti3. Scoprire nuovi gusti e nuovi sapori
1 Abbandonare vecchi schemi e convinzioni
Il cibo industriale ha fatto la sua comparsa agli inizi del 1900. In principio non fu accolto
molto bene dalle persone che ritenevano non naturale e non sano un alimento che si
conservava per settimane quando lo stesso alimento preparato da loro si conservava solo
pochi giorni!
Con il tempo e grazie alla martellante pubblicità, i prodotti industriali sono diventati
qualcosa di ritenuto normale, sono entrati a far parte della nostra cultura e, spesso, ci
ritroviamo a mangiare composti completamente insalubri senza nemmeno porci il
problema, in quanto quegli alimenti ci appaiono del tutto normali.
Certo questo non vale per tutti gli alimenti, se stai leggendo queste righe molto
probabilmente sei una di quelle persone che già pongono un po’ più di attenzione al cibo e
non danno tutto per scontato…
Nella maggioranza dei casi però anche le persone come te hanno in casa e mangiano
ogni giorno alimenti abominevoli senza nemmeno saperlo…
Ti stupirai seguendo questo corso di quante cose vengono tenute nascoste, di quanti
alimenti e abitudini nascondano delle vere e proprie insidie per la salute. Insidie che
nessuno sottolinea e mette in evidenza, troppi interessi girano dietro al mondo
dell’alimentazione e, si sa, il denaro ha grandi poteri!
Quindi come punto iniziale ti invito ad abbandonare le tue convinzioni, le tue abitudini per
metterti così nella condizione migliore per assimilare nuove informazioni, migliorare la tua
salute e smettere di farti ingannare giorno per giorno!
2 Iniziare a leggere le etichette dei diversi alimenti
Ovviamente per poter difenderci dal cibo industriale e mangiare sano dobbiamo conoscere
“il nemico” e uno dei modi più semplici e alla portata di tutti è quello di leggere le etichette:
sembra scontato, ma ci sono un sacco di persone che acquistano di tutto senza mai
leggere nulla dell’etichetta tranne le grandi scritte pubblicitarie poste sul davanti della
confezione.È importante acquisire subito la consapevolezza che tutte le scritte stampate in grande
sulle confezioni hanno solo ed esclusivamente uno scopo pubblicitario. Le scritte
che ci interessano a noi sono quelle scritte in piccolo, nascoste: quelle che il produttore è
costretto a mettere ma che ci tiene a non farci leggere!
In particolare a noi interessa la lista degli ingredienti.
Un piccolo consiglio: se hai problemi di vista procurati una piccola lente di ingrandimento,
altrimenti il compito di leggere la lista degli ingredienti potrebbe risultare troppo arduo ( e
questo i produttori lo sanno…).
Leggere l’etichetta è importante, ma per farlo in modo efficace è necessario riuscire a
riconoscere i diversi ingredienti per poterli valutare meglio.
Gli ingredienti utilizzati sono davvero molti, alcuni innocui, molti nocivi, ti fornirò più
informazioni possibili al riguardo! ( se vuoi accedere subito a tutte le informazioni sugli
ingredienti, anche quelle più nascoste, visita http://ebookdautore.it/inganno-nel-cibo).
Intanto voglio dirti subito una cosa importante che non tutti sanno:
la lista degli ingredienti non è elencata a caso, e nemmeno in ordine alfabetico. Gli
ingredienti vengono elencati in “ordine di presenza”, il primo ingrediente in lista è quello
maggiormente presente nell’alimento, poi via via fino all’ultimo ingrediente in lista che è
quello presente in quantità minore.
Sulla base di questo puoi confrontare diversi prodotti e capire per esempio quale dei due
contiene meno zucchero, semplicemente valutando la posizione dell’ingrediente
“zucchero” nella lista. ( Attenzione però, questo sistema è valido con prodotti molto simili
tra loro come ad esempio due panettoni della stessa grandezza…)
I principali ingredienti da cui devi difenderti sono gli additivi chimici ( ne parleremo più
approfonditamente nella prossima lezione), per ora sappi che esistono alimenti che
addirittura sono prodotti solo ed esclusivamente grazie all’uso di additivi chimici, è il caso
di una famosa marca di mentine che ha come ingredienti:
Sorbitolo, sucralosio, aspartame, acesulfame k, aromi ( di cui parleremo nelle prossime
lezioni), E470b, E133.
In pratica in quella mentina non c’è nessun alimento vero e proprio ma solo chimica e tral’altro della peggior specie!
Non tutti i prodotti però hanno l’etichetta: i prodotti “da banco” spesso ne sono privi, puoi
conoscerne però lo stesso gli ingredienti consultando quel piccolo libro che tutti i
negozianti sono obbligati ad esporre vicino al banco. Si tratta solitamente di un
raccoglitore ad anelle o di un gruppo di fogli appesi vicino al banco: per legge il negoziante
è obbligato a rendere chiari e consultabili tutti gli ingredienti contenuti negli alimenti
distribuiti a banco privi di etichetta.
Non devi vergognarti a consultare quella lista, è lì apposta e ne va della tua salute!
Potrai scoprire per esempio che esistono diversi tipi di prosciutti con diversi ingredienti, in
particolare scoprirai che in molti è presente come conservante il dannoso nitrato di
potassio e altri invece ne sono privi. Inutile dire che i prosciutti privi di questi dannosi
additivi sono più salutari e di qualità migliore: dal momento che si conservano senza aiuti
chimici è evidente che si tratta di carne di alta qualità!
Approfitto dal momento che stiamo parlando di carne per approfondire un poco
l’argomento.
Non voglio addentrarmi su un discorso di vegetarianesimo o fare discorsi etici, so
benissimo che per molte persone la carne è un piatto apparentemente insostituibile.
Voglio però parlarti della qualità della carne che mangi, perché questo è davvero
importante! Personalmente non mangio carne in quanto credo sia la scelta più salutare
che puoi fare, soprattutto alla luce di quanto sto per dirti.
La carne che acquisti al supermercato non è carne!
La possiamo definire come un agglomerato di sostanze biologiche misto a tossine di vario
tipo e farmaci vari! Questo perché la carne che possiamo acquistare la supermercato
proviene da allevamenti intensivi che hanno il solo scopo di produrre sempre di più per
guadagnare sempre di più, non gli interessa certo la salute dei consumatori come certe
pubblicità vogliono farci credere!
Gli animali destinati alla macellazione vengono allevati in modo disumano, vengono
sottoposti ad alimentazione forzata, e viene dato loro qualunque cosa li possa far
ingrassare velocemente: un pollo in questi allevamenti diventa pronto per essere
macellato dopo 1-2 mesi, un pollo ruspante allevato in modo naturale impiega almeno 6mesi.
I polli vengono sottoposti a continua luce artificiale, eliminando la notte essi dormono
meno e quindi hanno più tempo per mangiare e crescere velocemente!
Gli allevamenti intensivi sono caratterizzati da continue malattie dovute all’alta
concentrazione di animali per metro quadro. Queste malattie vengono curate con continue
cure di antibiotici, questo vale sia per la carne bianca che per quella rossa! Gli antibiotici
lasciano sempre una traccia nella carne che poi noi ci portiamo nel piatto!
Concludendo il discorso sulla carne quello che è importante ricordare è
• La carne che trovi al supermercato è piena di tossine e farmaci
• Il sistema di allevamento è teso a far crescere gli animali in pochissimo tempo,
questo ne rende la carne davvero poco nutriente e altamente insalubre, oltre a
mettere gli animali allevati in condizioni davvero inumane!
3 Scoprire nuovi gusti e nuovi sapori
Tante sono le cose che l’industria alimentare ti tiene nascosto, alcune la maggioranza
delle persone nemmeno se le immagina…
Per questo se vuoi davvero mangiare sano allora dovrai scoprire nuovi gusti e nuovi
sapori!
Per mangiare davvero sano, rimanere in salute, e guarire anche dalle malattie, è
necessario che inizi a cambiare anche il tuo modo di cucinare, che inizi a sostituire le tue
ricette, ( che magari ti sono state passate da tua madre o tua nonna), con nuove ricette,
ricette con ingredienti sani, energetici, vivi! (Per scoprire subito le ricette sane per un mese
visita http://ebookdautore.it/inganno-nel-cibo).
Il primo passo quindi è imparare a scegliere al meglio nella giungla delle offerte
dell’alimentazione industriale, il passo successivo è quello di imparare a scegliere gli
ingredienti che utilizzi ogni giorno in cucina: esistono ingredienti che a prescindere dalla
loro qualità sono comunque nocivi e sarebbero da evitare il più possibile, come la carne e ilatticini!
Ironia della sorte molti degli ingredienti più nocivi sono quelli più utilizzati dalla
maggioranza delle persone!
Cambiare il proprio modo di cucinare può apparire per molti un grosso scoglio, tendiamo
ad attaccarci alla vecchie abitudini e siamo restii al cambiamento, ma come ti dicevo
prepararsi ad abbandonare le abitudini è il primo passo per cominciare davvero a
mangiare sano!
4 Tiriamo le somme
Per iniziare a mangiare sano hai bisogno di:
➔ Liberarti dalle tue abitudini e credenze
➔ Iniziare a leggere le etichette degli alimenti
➔ Cominciare a modificare il tuo modo di cucinare
Per fare tutto ciò c’è bisogno essenzialmente di due cose:
✔ La tua volontà
✔ Informazioni
La prima la puoi mettere solo tu, la seconda è qualcosa di davvero prezioso che, nel
mondo di oggi, l’era dell’informazione, viene sempre più dispersa in mezzo a un sacco di
contenuti inutili e travianti: nell’era dell’informazione spesso chi ha più potere controlla le
informazioni nascondendo, mistificando e ridicolizzando tutto ciò che potrebbe dargli
fastidio e ridurre il suo potere.
Per questo le informazioni vere sono qualcosa di raro, qualcosa che non lo si può trovare
in televisione o sui giornali (tranne alcuni rari casi), troppi interessi sono in ballo, le
televisioni, i giornali si reggono sulla pubblicità, riportare informazioni che danneggiano gli
inserzionisti pubblicitari (spesso industrie alimentari) è chiaramente qualcosa che vieneevitato il più possibile per ovvi rapporti economici.
In questo mare di informazioni quindi nascoste, mistificate, edulcorate si nascondono le
informazioni pericolose per le multinazionali e utilissime per la nostra salute!
Con queste 5 lezioni ho intenzione di fornirti un poco di queste informazioni così importanti
per la tua salute: quello che vorrei che tu capissi bene è che c’è sempre qualcosa che
ancora non sai, c’è sempre un altro modo attraverso il quale le industrie alimentari e le
multinazionali in genere ti ingannano senza che tu te ne accorga…ù
La salute è forse il business più grande al mondo: c’è che contribuisce vendendo prodotti
scadenti a creare il problema (guadagnando tra l’altro cifre stratosferiche), a creare più
malati e chi contribuisce a curare questi malati nel tempo ( le industrie farmaceutiche..).
Infatti le industrie farmaceutiche non hanno come unico scopo quello di curare le persone,
ma quello di curarle nel tempo questo significa che il loro obbiettivo non è quello di farti
stare bene, in piena salute, autonomo al 100% ma quello di farti campare grazie alle loro
cure, grazie a pastiglie da prendere ogni giorno per tutta la vita: questi sono i più grandi
business del mondo!
Ma la bella notizia è che puoi liberarti, puoi smettere di farti prendere in giro e farti
sfruttare, puoi scegliere di sapere, puoi scegliere di agire in piena responsabilità senza
farti ingannare ogni giorno.
Puoi scegliere di vivere in piena salute!

 

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Perché siamo vegetariani? Ovvero, qual è il messaggio che vogliamo trasmettere?

Franco Libero Manco – Associazione Vegetariana Animalista, in collaborazione con A.B.I.N. (Associazione Bergamasca di Igiene Naturale)
www.vegetariani-roma.it; www.universalismo.it; www.medicinanaturale.biz
SE DECIDI DI ESSERE MIGLIORE STAI GIA’ MODIFICANDO L’UNIVERSO

Siamo vegetariani perché riteniamo sia il mezzo più semplice e potente per rendere migliore questo mondo.

ImmagineSiamo vegetariani perché riteniamo sia lo strumento che consente all’essere umano di vivere in buona salute fisica, di ritrovare la propria intelligenza positiva, ampliare la sensibilità della coscienza umana, favorire lo sviluppo della nostra dimensione spirituale.

Riteniamo che solo attraverso i principi che animano la filosofia universalista è possibile risolvere i grandi problemi della società attuale; infatti se una persona rifiuta la violenza su una specie diversa dalla sua non può essere incline all’ingiustizia verso il suo simile; se una persona si alimenta secondo la sua natura di essere fruttariano ritrova la salute, allunga la sua vita, risparmia sofferenza e risorse finanziarie; se una persona sceglie di non sostenere l’esistenza degli allevamenti di animali e dei mattatoi non contribuisce all’inquinamento dell’ambiente, alla distruzione del patrimonio boschivo, allo sfruttamento delle terre fertili adibite a pascolo, dello spreco di risorse alimentari ed energetiche e non si rende complice della fame nel mondo.
L’adesione alla filosofia universalista risiede nella volontà di non causare violenza e morte ad esseri viventi e quindi richiede il rinnovamento del proprio modo di relazionarsi con gli esseri umani e non umani e con nostro contesto naturale.

Riteniamo che l’etica debba uscire dai confini antropocentrici ed estendere i codici del diritto al rispetto, alla libertà e alla vita a tutti gli esseri senzienti.

Riteniamo l’antropocentrismo, che autorizza l’essere umano a disporre della vita e della libertà degli esseri non umani e che inclina a convivere con la logica della supremazia del più forte sul più debole, debba essere superato  dalla cultura del biocentrismo in cui è la Vita e non l’uomo al centro di ogni interesse e della stessa Creazione.

Riteniamo che l’alimentazione vegana sia quella più conforme alle esigenze chimico-biologiche-nutrizionali degli esseri umani, ciò che consente di conservare la salute e ricuperare il benessere della persona, mentre l’alimentazione a base di carne e prodotti di derivazione animale riteniamo siano incompatibili con la nostra natura di esseri fruttariani e portatrici di molte delle molte gravi patologie moderne.

Riteniamo che l’alimentazione sia in grado di influenzare non solo la salute del corpo delle persone ma il loro pensiero, la loro coscienza e può precludere o favorire lo sviluppo dei valori spirituali e dei grandi ideali.

Riteniamo che l’individuo debba svincolarsi da condizionamenti mentali e da anacronistiche tradizioni, acquisire il giusto senso critico dei personaggi e della storia in modo da essere artefice del proprio desino e favorire la propria evoluzione morale e spirituale, attraverso il superamento della cultura sintomatologica che crea dipendenza fisica, mentale ed emozionale per attuare la cultura delle cause prime che generano il problema.

Riteniamo che il cibo cotto sia scarso o privo del tutto di nutrienti fondamentali e che la tossiemia e l’acidificazione del sangue siano le cause di quasi tutte le patologie umane.

Riteniamo che il digiuno, come la stessa malattia, sia il mezzo più potente per riconquistare la salute.

Riteniamo che la violenza umana scaturisca dalla mancanza di sensibilità, di compassione, empatia e capacità di condivisione delle esigenze vitali dell’altro e che l’abitudine a disprezzare il valore della Vita e del dolore degli animali inclini l’essere umano alla violenza anche verso il suo stesso simile.

Riteniamo che la cultura dell’etica e della non violenza universale dell’universalismo (come eredità del pensiero dei più grandi illuminati della terra) sia l’anello mancante alla realizzazione di una società giusta e solidale, libera dalla malattia, dalla violenza e dal dolore.

Riteniamo fondamentale lo sviluppo di una cultura intesa a valorizzare le diversità fondamentali e formali componenti il micro e macro sistema biologico in modo da superare gli antagonismi culturali, politici e religiosi per giungere all’attuazione di una visione sincretista delle grandi dottrine, scienze e filosofie.

Riteniamo che l’individuo debba responsabilizzare se stesso verso il destino collettivo mediante l’attenta osservazione delle sue scelte personali.

Riteniamo che l’individuo possa realizzare il suo benessere integrale e l’armonia collettiva solo nella misura in cui sarà consapevole che le 4 componenti fondamentali di cui è composta l’entità umana (fisica, mentale, emozionale e spirituale) saranno coltivate con il medesimo impegno in modo da essere tra loro armoniche e positive.

In sostanza riteniamo che il vegetarismo (componente fondamentale dell’Universalismo) sia:
– atto di giustizia verso gli animali incapaci di rivendicare il loro diritto al rispetto, alla libertà e alla vita;
– rifiuto della violenza in senso lato e sviluppo di una mentalità di pace e di non predominio.
– strumento per mantenere o recuperare la salute e ridare all’essere umano la gioia del benessere integrale;
– valorizzazione delle diversità formali e sostanziali componenti la Vita;
– mezzo per debellare la fame nel mondo.

All’interno della nostra visione universalista la componente vegetariana/animalista si manifesta come condizione imprescindibile del modo di essere e di interagire nel contesto sociale. Noi non siamo igienisti, vegetariani, animalisti, ambientalisti, cristiani, buddisti, induisti o pacifisti, perché siamo tutto questo, e più ancora: la nostra visione etica del mondo e della vita si estende dall’uomo ad ogni essere vivente. Per questo il vero igienista, vegetariano o animalista è colui che vede nella nostra filosofia di vita la possibilità di ritrovare il suo benessere integrale e la sua felicità derivante da un sentimento che sia apre all’amore verso l’uomo ma verso tutto ciò che vive.
Noi non diamo diete per la salute fisica o mentale, ma indichiamo la strada per eliminare le cause che generano le malattie. Il nostro intento è dare all’essere umano gli strumenti per comprendere i meccanismi chimico-biologici naturali, liberi da condizionamenti mentali, da errati abitudini, da anacronistiche tradizioni.
La nostra filosofia di vita può rendere l’uomo libero, artefice del proprio destino, in grado di trovare benessere psico-fisico, dargli una coscienza in grado di ripudiare ogni forma di prevaricazione, di sopruso o di violenza nei confronti del suo simile e di ogni altra creatura; di contribuire a salvare la natura, di ridurre considerevolmente le sue spese economiche; di limitare gli sprechi energetici e contribuire in modo determinate alla risoluzione dei conflitti armati, delle malattie e della fame nel mondo.
Ma ogni grande rivoluzione passa necessariamente attraverso il mutamento del proprio essere, dalle proprie abitudini, del proprio stile di vita: richiede la volontà di uniformarsi a ciò che è buono, giusto, positivo, armonico…

 

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