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Il mondo tossico di Murdoch

12 Apr

Parto da lontano per arrivare alla fine a parlare di Murdoch, promotore della propaganda sionista nei nostri media occidentali, che con i loro inganni hanno partorito un mostro come l’attentatore sionista di Oslo.

Gli esperti non hanno alcun dubbio sul fatto che l’attentatore di Oslo, il filo-israeliano e razzista islamofobico Anders Behring Breivik, sia stato influenzato dalle ideologie sioniste pro-israeliane e dalla propaganda anti-islamica sistematicamente propagate nei media occidentali per mezzo di strategie di comunicazione aggressive, che hanno lo scopo di seminare diffidenza e insinuare il sospetto nei confronti delle popolazioni musulmane, rappresentate nei media come incombente minaccia esistenziale per Israele e ideologica per l’Occidente.

Né hanno alcun dubbio, gli esperti, che l’attentatore sionista – in ragione del suo estremismo fanatico – sia stato usato come pedina sacrificale per mettere in atto le trame mostruose dei ‘padrini’, affidate per la loro esecuzione ai servizi segreti, con tutta probabilità al Mossad, sempre secondo l’opinione degli esperti.

Non solo, gli esperti (giornalisti di inchiesta, esponenti del mondo accademico, ingegneri, architetti, ex funzionari delle agenzie di intelligence) fanno inoltre notare con crescente insistenza che gli attacchi terroristici avvenuti in anni recenti su suolo americano ed europeo sarebbero stati di proposito – e con il sostanzioso contributo dei media – attribuiti a presunti “estremisti islamici”, pur non essendoci alcuna prova giuridicamente valida a sostegno di queste gravi accuse.

Gli approfondimenti della storia recente da parte di autori e studiosi mettono in evidenza quanto sia distorta la versione degli eventi storici che ci viene insegnata sui banchi di scuola o raccontata mediante il cinema e la fiction, in particolare l’aspetto che riguarda il cosiddetto “popolo ebraico” e la nascita dello stato israeliano.

Mentre si inizia solo ora ad esplorare un aspetto ancora scarsamente documentato: che l’ascesa del sionismo all’inizio del 20esimo secolo coincide con il momento storico in cui prendeva il via la campagna mediatica contro il mondo arabo, nel cinema, nei giornali, nella vignettistica, e successivamente nei cartoni animati. Esiste un documentario che mostra come l’industria cinematografica di Hollywood, fin dalla nascita presidio della Lobby, abbia da sempre, sistematicamente, umiliato e ridicolizzato gli Arabi, raffigurandoli come caricature di sé stessi – idioti fanatici, pericolosi cospiratori che tramano nell’ombra contro gli ‘infedeli’, feroci e crudeli assassini assetati di sangue.

Per contro esiste un altro documentario, il cui titolo italiano dovrebbe essere: Hollywood, gli ebrei e il sogno americano, che illustra come gli ebrei, che hanno il controllo di Hollywood, abbiano proiettato sullo schermo un loro sogno, coniandolo come ‘sogno americano’, perché l’ostilità nei confronti degli ebrei immigrati in massa dall’Est europeo e guardati con sospetto dalla popolazione americana, in quell’epoca non permetteva di essere espliciti in merito ad un ‘Sogno Ebraico’.

Tale ‘Sogno’ – secondo il documentario – consisteva nell’aspirazione ad una patria in cui stabilirsi e prosperare, per poi degenerare nell’ambizione di essere riconosciuti agli occhi del mondo come il ‘popolo eletto’ guidato da Dio per essere la ‘luce delle nazioni’ e caratterizzato da eccezionalismo di stampo supremazista, un modello di virtù e rettitudine, un’ispirazione per le genti del mondo – esattamente la stessa fanatica visione messianica che appunto abbiamo visto svilupparsi tra il popolo americano in merito al loro ‘Grande Paese’, una visione che ai loro occhi giustifica qualunque sopruso che l’America commetta nei confronti di altri popoli.

Nel sogno cinematografico americano ebraico i Pellirosse rappresentano la metafora del nemico che si oppone all’ascesa del popolo guidato da Dio verso la ‘nuova frontiera’. Gli indigeni vengono demonizzati e bollati come selvaggi, crudeli e fanatici, giustificando la loro strage, o la degradazione a cittadini di seconda classe privati della loro identità e dignità, spogliati di ogni diritto civile e giuridico, derubati dei loro territori e di ogni fonte di sussistenza autonoma.

Il senso di questo post – e di altri che seguiranno – è mettere in evidenza come sionismo e anti-islamismo siano le due facce della stessa moneta mediatica che esalta l’invasore Israele e condanna l’oppresso popolo palestinese, per mezzo di un meccanismo narrativo vizioso che fa della vittima l’aguzzino. Un meccanismo che fa parte di una strategia allargata all’intero mondo islamico e, come sappiamo, per niente limitata ad una guerra ideologica e mediatica. Quella che viene chiamata con l’inganno ‘guerra al terrore’ altro non è che una campagna bellica programmata a tavolino decenni fa, che prende di mira l’Islam dal Pakistan al Marocco, passando per i paesi del Golfo Persico, con l’obiettivo di assoggettare, depredare, impoverire, ridurre in schiavitù le popolazioni musulmane e impossessarsi delle loro risorse, uccidendo tutti quelli che oppongono resistenza. E guai al governo che osa ribellarsi, come ha fatto l’Iran. E guai a chi si oppone all’egemonia di Israele, come fanno Libano e Siria e ora la Turchia.

Sappiamo bene chi ha voluto tutto questo. E sappiamo bene chi sono gli autori di questa vera e propria strategia del terrore che induce le popolazioni occidentali a percepire i musulmani come nostri nemici ed esponenti di una cultura che viene descritta come ‘aliena’ alla nostra. Gli autori sono gli ideatori ed esponenti della corrente neo-con sionista nata alla fine degli anni ’70 a Washington e fondata dall’immigrato ebreo Irving Kristol (deceduto di recente), padre del giornalista americano Bill Kristol, un personaggio che vediamo regolarmente seduto nel salotto politico del canale americano di Murdoch, Fox News, insieme agli altri neo-con sionisti ebrei e cristiani che dagli schermi di quel canale sputano le loro sentenze contro i Democratici, contro i ‘terroristi’ Arabi, contro l’Uomo Nero Musulmano Barack ‘Hussein’ Obama, contro l’Islam e contro tutti coloro che non santificano Israele.

E’ nelle fila dei neo-con sionisti – a cui appartengono personaggi come Rumsfeld, Cheney, Wolfowitz, e molti altri con doppio passaporto – che troviamo gli ideatori del piano per diffondere nell’Occidente l’idea che esista uno «scontro delle civiltà» – che vedrebbe ideologicamente opposti e contrapposti due mondi e due culture, quella islamica e quella occidentale per la quale è stata inventata ad hoc – e con l’inganno – la definizione «cultura giudaico-cristiana» come se davvero esistesse e non fosse in realtà un termine fabbricato artificialmente per indurre i popoli occidentali a credere che ci sia un’affinità religiosa e culturale tra cristiani ed ebrei, e come se l’Occidente fosse l’espressione di questo presunto sposalizio ideologico ‘giudaico-cristiano’. E come se davvero il cristianesimo – e l’Occidente di cultura cristiana – fosse inconciliabile con l’Islam.

Se posso permettermi un commento personale, vorrei aggiungere che personalmente trovo molta più affinità spirituale tra il Vangelo di Cristo e il Corano del Profeta Maometto, che non tra il Nuovo Testamento e il Vecchio, tuttora un riferimento per la cultura ebraica. La sistematica demonizzazione dell’Islam scoraggia nel cittadino occidentale la lettura del Corano, che viene dipinto come ispirazione per il presunto terrorismo islamico e per gli attacchi suicidi*.

Due giorni fa nella rubrica di Press-Tv dal titolo «Epilogue» è stato discusso in studio un libro, di recente pubblicazione, dal titolo More bad news from Israel – che tradotto in italiano significa ‘Ancora brutte notizie da Israele’. Non ho letto il libro, per cui relaziono su quanto espresso dagli accademici che lo hanno commentato.

L’autore principale, Greg Philo, è un docente in scienze delle comunicazioni presso l’Università di Glasgow, e non è un militante nelle fila dell’attivismo accademico pro-palestinese. Il suo interesse accademico è per il modo ingannevole con cui i media rappresentano certi eventi influenzando la percezione del pubblico, che li interpreterà di conseguenza. Secondo l’autore, nessun caso di inganno mediatico è tanto eclatante quanto la sistematica campagna di disinformazione sul cosiddetto conflitto israelo-palestinese – campagna che aumenta di intensità man mano che cresce da parte del pubblico l’ostilità nei confronti di Israele.

Il libro è uno studio accademico – «molto accurato» secondo gli studiosi che lo commentavano – sulla percezione che il pubblico britannico riceve dai resoconti dei media in merito a quanto succede in Palestina. Come emerge dalla discussione, lo studio mette a nudo quanto la percezione del ‘conflitto’ sia distorta e diametralmente opposta alla verità storica e alle cronache attuali, ed evidenzia che la maggioranza del pubblico è convinto che siano i Palestinesi ad occupare illegalmente territori di cui gli israeliani sarebbero i legittimi proprietari. E questo non è sorprendente, considerando che per l’80% dei cittadini britannici l’unica fonte di informazione è quella ricevuta dalla televisione, come rivela il libro.

Sempre dallo studio emerge che i cittadini si dichiarano in genere scettici nei confronti delle versioni fornite dai media. Tuttavia, conclude l’autore, non disponendo il pubblico di informazione e di dati alternativi per un raffronto, il giudizio dello spettatore si regola inevitabilmente secondo quanto recepito dai media. In altre parole, il pubblico rimane influenzato suo malgrado, non perché mostri un atteggiamento acritico, ma perché il meccanismo dell’opinione indotta è molto aggressivo ed efficace.

Emerge inoltre, che su oltre 3.000 filmati esaminati dagli autori, trasmessi dalla BBC e da altri canali mainstream britannici, in cui vengono mostrate immagini di palese conflitto violento tra Palestinesi e israeliani, solo 17 hanno anche contestualizzato le immagini all’interno di una esposizione razionale dei fatti. Per il resto, i filmati venivano commentati con versioni favorevoli a Israele, che suggerivano il diritto di Israele a difendersi, giustificando le misure repressive contro i Palestinesi e i bombardamenti di Gaza in risposta ad una presunta incessante pioggia di missili sparati in territorio israeliano.

Durante la discussione veniva anche letta e commentata una pagina del libro. Nella pagina si legge:

«Un’analisi dei contenuti (dei servizi Tv su Palestina/Israele) evidenzia che vengono regolarmente interpellati funzionari dagli Stati Uniti per commentare i filmati e che i contributi sono sempre in supporto della posizione di Israele. Mentre viene accuratamente evitato il confronto con opinioni di esponenti di altre nazioni con posizioni critiche nei confronti di Israele. … I risultati dello studio da noi condotto mostrano che sono i punti di vista israeliani a prevalere nelle news e questo è anche il risultato di un sistema ben collaudato di lobbying e pubbliche relazioni».

Come annunciato in alto, lo scopo di questa riflessione è introdurre il mondo tossico di Murdoch, che definire un magnate sionista e anti-islamico sarebbe clamorosamente riduttivo. Sicuramente Murdoch è l’alleato più prezioso di Israele. Uno studio ravvicinato del personaggio permetterà di comprendere le sue motivazioni, il potere illimitato che si è costruito, e l’influenza malsana che esercita sugli ambienti politici internazionali. Come diceva George Galloway nella recente puntata del suo programma su PressTv:

«Gli attacchi di Oslo hanno distolto l’attenzione dal caso Murdoch e dal Vaso di Pandora che si stava schiudendo».

E noi questo vaso dai contenuti velenosi lo vogliamo scoprire e sondare fin dove possibile, limitandoci tuttavia agli aspetti che sono oggetto del nostro interesse. Non sono le vicende giudiziarie dell’individuo Murdoch che ci interessano, se non in quanto indice della totale assenza di moralità che caratterizza il personaggio. Questo non è un tribunale e noi siamo meri osservatori che tentano di capire da dove arriva tutto il male che si manifesta ai nostri occhi ogni momento di ogni giorno. Lo scopo della ricerca è quello di mettere a nudo le sfere di influenza che gravitano intorno al fenomeno chiamato Israele e definito dall’autore Alan Hart «il cancro al cuore delle politiche internazionali».

Nel post precedente dal titolo«Strabismo filo-israeliano e razzismo anti-islamico: due facce della stessa moneta mediatica» abbiamo annunciato e introdotto uno studio approfondito del «mondo tossico di Murdoch» – uno studio che ha lo scopo di sondare la radice di un fenomeno sociale che ha preso piede in Occidente da decenni: la demonizzazione dell’Islam da una parte e la propaganda filo-israeliana dall’altra – legate l’una all’altra mediante i fili di una trama politica dal disegno ben preciso.

Abbiamo sottolineato che senza il contributo determinante dei media questo fenomeno irrazionale quanto ingannevole non avrebbe potuto propagarsi e generare il tabù dell’intoccabilità di Israele. E abbiamo portato all’attenzione dei lettori che, non a caso, il momento storico nel quale ha inizio la campagna di diffamazione condotta a tappeto contro le popolazioni arabe abbia coinciso con l’ascesa del sionismo, all’inizio del 20esimo secolo. Era il periodo in cui nasceva l’industria cinematografica di Hollywood, fin da allora gestita e controllata dalla comunità ebraica immigrata negli Stati Uniti dall’Europa dell’Est.

Arrivando ai giorni nostri, sappiamo che l’opinione pubblica è in prevalenza condizionata dai prodotti televisivi che hanno letteralmente invaso le nostre case, i salotti, le camere da letto, e ci accompagnano nel corso della vita fin dalla prima infanzia. È un bene? È un male? Una domanda, questa, a cui spesso si sente rispondere: «dipende da come usiamo la televisione». Una risposta, questa, che presuppone la capacità dello spettatore di essere immune dall’influenza della falsa propaganda esercitata da chi controlla i media e di saper discernere la verità dalle versioni fittizie e ingannevoli degli eventi per come vengono rappresentati da chi ‘fabbrica’ le news.

L’uomo più potente nell’industria dell’informazione è oggi l’erede naturale dei padrini della Hollywood storica e si chiama Rupert Murdoch, noto al grande pubblico italiano per essere il magnate della Tv a pagamento pur non essendo cittadino italiano.

E allora, se Murdoch è un uomo d’affari che si occupa di intrattenimento, perché parliamo di Islamofobia, Israele, Media e Murdoch all’interno dello stesso post? Tutto diventa chiaro leggendo in basso la trascrizione di un’intervista rilasciata da un autore americano che ha una profonda conoscenza di Murdoch e del mondo mediatico che il magnate ha creato per raggiungere i propri obiettivi.

In Inghilterra, dove è scoppiato, di recente, lo scandalo delle intercettazioni telefoniche che ha messo Murdoch e le testate che controlla al centro dell’attenzione pubblica, si sono dischiuse le quinte dietro le quali si cela un mondo di corruzione e ricatti tra chi ha il potere dell’informazione e chi ha il potere politico in Gran Bretagna. Tuttavia questo spiraglio si è repentinamente richiuso in conseguenza degli attentati di Oslo. [C’è anche chi ipotizza che non sia una coincidenza]. È stata comunque istituita una commissione di inchiesta parlamentare, ed è stato aperto un caso giuridico che ha già provocato arresti e dimissioni eccellenti. Entrambi i procedimenti sono tuttora in corso ma non sono attualmente sotto i riflettori pubblici.

Ma i giornalisti di inchiesta non si sono fatti sfuggire l’occasione del discredito pubblico di Murdoch, per raccontare qualche verità tenuta nascosta per troppo tempo agli occhi del pubblico occidentale.

In questo post pubblichiamo la traduzione di un’intervista rilasciata da Gordon Duff in seguito ad un articolo scabroso che l’autore stesso ha scritto nei giorni successivi allo scoppio dello scandalo delle intercettazioni. L’articolo (anche editato in formato video) aveva suscitato forte scalpore nella blogosfera e Gordon Duff è stato di conseguenza interpellato a varie riprese nei cosiddetti media alternativi per commentare la figura controversa di Rupert Murdoch.

Gordon Duff ha fatto parte del Corpo dei Marines durante la guerra del Viet-Nam. È un giornalista noto per le frequenti partecipazioni a discussioni politiche in programmi radio e Tv e per gli articoli che appaiono nelle maggiori testate di news sul web. È stato un diplomatico presso le Nazioni Unite, in veste di esperto in questioni di difesa militare. Attualmente è l’editore capo della nota testata online Veterans Today.

L’intervista audio, registrata dal servizio US-Desk della testata online di PressTv – e ripresa da molti siti – rappresenta una sintesi dell’articolo scritto dall’autore. La traduzione di alcune parti dell’articolo verrà in seguito pubblicata su questo blog, ma alcuni brevi passaggi sono già integrati nel testo dell’intervista, perché esemplificativi del discorso dell’autore.

 

Intervista a Gordon Duff
sulla figura del magnate Rupert Murdoch

 

«Ho appena finito di scrivere un articolo piuttosto controverso su Murdoch. Ciò che il pubblico in genere sa di Murdoch è che è un magnate dei media, un miliardario australiano, un conservatore. Ma in realtà Murdoch è tutt’altra cosa.

 

Murdoch è un israeliano. Murdoch è un ebreo. Si ritiene a torto che abbia costruito il suo impero editoriale, e la vasta rete di canali e servizi televisivi che controlla, per trarne profitto economico. Ma non è così. Il suo interesse primario è la politica – controllare il mondo politico a beneficio di Israele. Murdoch è un israeliano ultra-nazionalista estremista. Fa parte di una cerchia ristretta all’interno della Likud sospettata di avere progettato attacchi terroristici internazionali e molte delle strategie di apartheid che osserviamo in Palestina.

 

Ma Murdoch è molto altro ancora. E’ strettamente collegato ad una vera e propria associazione a delinquere composta da industriali e banchieri, di cui è il ‘front man’ – il leader nominale – che garantisce loro il controllo dei governi per mezzo di corruzione e ricatto. Quello che ora i cittadini in Inghilterra stanno scoprendo (in seguito allo scandalo delle intercettazioni) è che negli ultimi 20 anni Rupert Murdoch è stato in controllo del loro governo. Che i loro leader politici hanno raggiunto il potere per mezzo di Murdoch, che hanno ‘lavorato’ per Murdoch.

 

Tre presidenti americani sono stati essenzialmente insediati e letteralmente controllati da Murdoch. Tutto ciò che è successo durante il loro mandato – gli eventi che hanno determinato le guerre, gli attacchi dell’11 settembre, le decisioni di intraprendere due guerre folli, i tracolli finanziari in USA ed Europa: Murdoch è stato determinante nella progettazione ed esecuzione di questi piani, e non solo perché ha il controllo dell’informazione pubblica.Negli Stati Uniti possiede decine e decine di testate e riviste ed emittenti radio, oltre all’intera rete FOX [il canale internazionale a diffusione mondiale Fox News, e le affiliate nazionali nei singoli Stati americani, la produzione televisiva delle serie di FOX, la produzione FOX di Hollywood, ecc. – n.d.t.].

 

Murdoch, insieme ad altri affiliati, controlla la maggioranza del sistema di informazione negli Stati Uniti. Controlla le news per disinformare il pubblico. E finalmente diventa di dominio pubblico che mediante le intercettazioni – vere e proprie strategie di spionaggio – le sue organizzazioni stanno effettivamente controllando i poteri politici. Qui, nello stato in cui vivo, l’Ohio, Murdoch ha speso di tasca sua decine di milioni di dollari per fare eleggere il governatore. Ma Murdoch non si limita a fare eleggere il politico di sua scelta. Lui si serve della morsa che esercita sul potere per fare scrivere le leggi.

 

Perché Washington ha deciso di fare la guerra all’Iraq, e la guerra all’Afghanistan, senza alcun motivo di alcun tipo? A vantaggio di chi sono state fatte queste guerre? A vantaggio di Israele. Come è stato possibile attuare tutto questo orrore? Non sarebbe stato possibile senza Murdoch in controllo di tutto. Le strategie politiche di Murdoch sono essenzialmente paragonabili a quelle del regime nazista. Murdoch persegue due obiettivi. L’obiettivo principale è il trionfo di Israele e la disfatta dell’Islam. L’altro obiettivo è servirsi dello strumento e del potere mediatico come mezzo per raggiungere lo scopo primario. Mi spiego.

 

Murdoch non solo controlla l’informazione inventando notizie che screditano i musulmani dipingendoli come esseri sub-umani. Murdoch controlla anche una fetta essenziale dell’industria dell’intrattenimento. Crea prodotti di massa – film, fiction, serie Tv, – che sistematicamente rappresentano i musulmani come predatori pericolosi e disumani.
Ma i prodotti di Murdoch non si limitano al puro razzismo. Murdoch usa i canali di informazione e le produzioni di intrattenimento come strumenti per abbrutire e appiattire le menti del pubblico, e renderle manovrabili verso il pensiero unico razzista, autoritario, militarizzato, etno-centrico, prepotente, intollerante – in una parola: anti-culturale.

Uno dei suoi bersagli è la classe intellettuale, coloro che in ogni società sana rappresentano i leader culturali. Nell’indurre il pubblico a rivoltarsi contro gli eruditi, gli studiosi, gli intelligenti, i filosofi, ha sviluppato negli Stati Uniti, in Inghilterra e in molte società occidentali un’assuefazione tossica al sesso sordido, allo scandalo, alla violenza, all’ignoranza, al razzismo. Il mondo tossico di Murdoch asseconda il peggio dell’umanità, soddisfa i gusti più bassi, sfrutta le debolezze altrui. È un mondo che spegne la scintilla dell’intelletto e rifugge da ogni discorso costruttivo. Indottrina le menti e sforna soluzioni preconfezionate che scoraggiano la necessità di porsi gli interrogativi opportuni. Murdoch e i suoi soci nei vari paesi hanno costruito una cultura popolare che favorisce un clima politico responsabile del mondo degenere in cui oggi viviamo. Un mondo nel quale dilagano guerre insensate e in cui l’informazione è solo intrattenimento gratificante. Non c’è arte, non c’è cultura nell’Occidente controllato da Murdoch. Tutto si riduce al consumo passivo della televisione».

 

* * *

 

Nella visione del mondo riscritta da Murdoch per influenzare l’immaginario collettivo sottratto al pensiero critico, l’Islam è il nemico dichiarato dell’Occidente e degli ebrei. Mentre rimane celata al pubblico la verità: che in realtà l’Islam costituisce l’ostacolo che Israele vorrebbe rimuovere per dominare il Medio Oriente. Questo perlomeno sembra essere l’obiettivo immediato dello ‘stato’ sionista. Ecco perché le ‘guerre senza senso’ di cui parla Gordon Duff in alto. Guerre che Israele non potrebbe condurre da sola, nonostante sia la quarta potenza militare nel mondo e il quinto esportatore di armi. Ecco perché la Lobby esercita la sua morsa micidiale sul parlamento degli Stati Uniti, la superpotenza militare con migliaia di basi militari sparse nelle aree geo-politicamente critiche. Ecco perché il mondo dei media di Murdoch esalta il potere degli USA e le guerre imperialiste contro l’Islam.

 

Gli USA sono un alleato necessario per Israele. Ma sia ben chiaro, Israele non ricambia il favore. In realtà Israele disprezza l’America. Spesso nei media sentiamo affermazioni come: «Israele è il maggiore alleato degli USA nel Medio Oriente» – ma niente è più lontano dalla verità.Illustra bene il concetto Ray McGovern, ex funzionario della CIA addetto alla analisi di intelligence per l’area mediorientale:

«Israele NON è nostro alleato, perché la definizione di alleato si applica ad uno stato vincolato ad un altro per mezzo di un trattato strategico-militare. Israele ha sempre rifiutato di firmare un tale trattato, in quanto prevede confini di stato ben definiti. Israele vuole mantenere i propri ‘confini’ fluidi per i motivi a noi noti».

Ricordiamo che Ray McGovern è oggi un sostenitore attivo della Causa Palestinese. Lo abbiamo visto di recente partecipare alla Freedom Flotilla II, come parte della delegazione americana imbarcata sulla nave “Audacity of Hope”, ribattezzata ufficiosamente “To Gaza with Love”.

 

Gli effetti devastanti del linguaggio razzista promosso dai media di Murdoch e altri media ideologicamente affini sono sotto i nostri occhi ogni giorno. Gli attentati di Oslo e alcune vicende delle sommosse inglesi ne sono l’esempio più recente.

 

Proprio due giorni fa abbiamo assistito ad un fatto terribile in Birmingham, una città industriale con forte rappresentanza della comunità islamica inglese, che insieme a Londra, Liverpool e Manchester è stata teatro delle rivolte più intense. Nel quartiere residenziale musulmano alcuni cittadini erano scesi in strada per difendere le moschee, le abitazioni e gli esercizi pubblici, vista la latitanza delle forze dell’ordine in quel quartiere. Dell’assenza degli agenti hanno approfittato i soliti violenti delle frange militanti dell’estrema destra razzista islamofobica: hanno di proposito preso di mira alcuni dei giovani musulmani di origine pakistana pacificamente di guardia nel quartiere, investendoli con una macchina lanciata ad alta velocità, uccidendo tre di loro sul colpo.

 

Qual è il messaggio implicito nell’assenza delle forze dell’ordine, in quel momento di disordini violenti, in quel quartiere abitato da cittadini inglesi musulmani che dovrebbero avere gli stessi diritti ad essere protetti di cui godono i cittadini di pelle bianca? Che l’investimento fosse volontario è stato confermato dai molti testimoni presenti in loco, come ha riferito il politico britannico George Galloway agli spettatori di Press-Tv, rivelando di avere ricevuto personalmente un resoconto scioccante da parte di uno dei testimoni presenti.

 

Oggi abbiamo visto le immagini di una padre devastato dalla perdita insensata di un figlio descritto da tutti come «un cittadino modello, un ragazzo sempre pronto a dare una mano a chi ne avesse bisogno, un amico della comunità». Mentre l’ironia vuole che nelle stesse ore Cameron dichiarava di fronte alle telecamere:

«I cittadini hanno il diritto ad essere protetti. Non permetteremo che eventuali ‘diritti civili’ ostacolino le necessarie misure di sicurezza che adotteremo per evitare il ripetersi di violenze analoghe».

E quali saranno le comunità bersaglio di queste ‘misure di sicurezza’ annunciate, che prevedono interventi per impedire comunicazioni di messaggistica e la libera associazione mediante l’uso dei social network, come annunciato dal premier britannico? Assisteremo ad un altro giro di vite per le libertà civili delle comunità islamiche? E si continuerà ad esaltare il «diritto di Israele a proteggersi» e a demonizzare i cittadini musulmani avvelenando le menti dei giovani bianchi provenienti dagli ambienti socialmente oppressi, facili reclute dei movimenti estremisti islomofobici filo-sionisti, prodotto di una società che promuove l’assenza di cultura?

Molto altro è stato scritto su Murdoch, e forse il documento più interessante tra quelli pubblicati sul web, è una biografia scritta alcuni anni fa, che si concentra su un periodo storico ben preciso: gli attacchi dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York. L’articolo scritto da Gordon Duff e la biografia citata, di altro autore, saranno oggetto dei prossimi post di questa serie. E come già commentato nel post introduttivo: non è il caso giudiziario, né la persona di Murdoch l’oggetto del nostro interesse. Ciò che cerchiamo di scoprire è la fonte di tanto orrore a cui assistiamo nel mondo e in particolare nel Nedio Oriente, e cioè le manovre in atto per favorire Israele ai danni delle popolazioni islamiche e della nostra libertà di pensiero.

… continua …
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Pubblicato da su aprile 12, 2012 in Governo sovranazionale, Guerra

 

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